Libri

I libri della mia vita – #3 “Manuale di Epitteto”, Flavio Arriano

Sarò egoista, ma quest’articolo… “mi serve”. Epictetus
Come accennavo nel precedente post, sto vivendo un momento un po’ confuso, di spaesamento e incertezza.
Di questi tempi, purtroppo, non sono la sola a cui capita di sentirsi così, per cui, per quanto ogni “crisi” sia unica e difficilmente condivisibile nei suoi aspetti più profondi, non mi dispero.

Del resto, è in situazioni come questa che sento più forte la necessità di ristabilire un equilibrio interiore attraverso pensieri positivi e insegnamenti di vita autentici.

Ecco perchè mi rivolgo ad un grande filosofo dell’antichità, lo stoico Epitteto (50-130 d.C), uno che, come i più grandi, non affidò alla carta le sue riflessioni, ma preferì “fidarsi” del percorso che ciascun allievo avrebbe intrapreso da solo, partendo da quelle indicazioni.

Quello che oggi va sotto il nome di “Manuale di Epitteto” è opera del discepolo Arriano, che sapientemente riordinò gli appunti presi durante le lezioni (degli otto libri scritti, tra Diatribe e Manuale, ce ne sono giunti solo quattro).
In poche pagine è concentrato un “possesso perenne” di saggezza, un invito all’esercizio consapevole della propria libertà…il segreto della felicità.

Distinguere tra le cose che dipendono da noi e quelle sulle quali non abbiamo potere d’intervento è il punto di partenza per evitare frustrazioni e preoccupazioni inutili, spesso generate dal modo in cui i nostri giudizi distorcono la realtà delle cose e il rapporto con le persone.
E’ soprattutto ai giovani “progredienti” che si rivolge Epitteto, accompagnandoli nel percorso che li renderà totalmente autonomi e liberi, a tutti gli effetti filosofi.

Le cose che dipendono da noi sono per natura libere, senza impedimenti, senza ostacoli. Le cose che non dipendono da noi sono in uno stato di impotenza, di schiavitù, di impedimento, e ci sono estranee. […] Ciò che turba gli uomini non sono le cose, ma i giudizi che essi formulano sulle cose. […] Pertanto quando incontriamo delle difficoltà o siamo turbati o tristi, non attribuiamone la responsabilità a un altro, ma a noi stessi, cioè ai nostri giudizi. […] Se vuoi progredire, sopporta di apparire stolto e insensato, per quanto concerne le cose esteriori. Ricordati che quello che ti offende non è nè colui che ti ingiuria, né colui che ti colpisce, ma il tuo giudizio che ti fa pensare che queste persone ti oltraggiano. Di conseguenza, comincia a esercitarti a non lasciarti trascinare dalla tua rappresentazione. […] Atteggiamento e segno distintivo del non filosofo: l’utile o il danno non li aspetta da se stesso, ma solo dalle cose esteriori. Atteggiamento e segno distintivo del filosofo: l’utile o il danno li aspetta solo da se stesso.

Para para, soprattutto quest’ultima frase, la trovo perfettamente in linea con “Aut-Aut” (quasi le stesse parole!).

A pensarci bene, quelle di Epitteto non sono le uniche belle riflessioni di cui sto facendo il pieno in questi giorni per contrastare l’accidia. Da ieri e per tutta la settimana, il programma di RaiScuola “Nautilus” (canale 146) ospita lo scrittore Alessandro D’Avenia (uno dei miei preferiti tra gli autori contemporanei): letteratura, filosofia, arte,  stralci di vita quotidiana e concetti profondi spiegati con una semplicità che affascina e commuove…[Qui la puntata di oggi]
Uno degli aspetti che più mi ha colpito nelle parole di D’Avenia è proprio l’importanza attribuita al percorso che ciascun individuo deve seguire per scoprire e poi mettere a disposizione degli altri la propria unicità…pensiero molto vicino a quello di Epitteto.

Quanto mi piace, in questi casi, poter dire “Tutto torna…”!
E già mi sento meglio! 🙂

 

 

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Laureata in Lettere, ideatrice del progetto If You Were Me, esperta di editoria e scrittura, soprano nel Coro Giovanile Lavinium, community manager di GigsGuide e Calciosociale Italia.

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