Racconti

Cuori pendolari

La vita del pendolare.
Ritardi inspiegabili, treni puzzolenti, soppressi o sovraffollati, autobus attesi invano sotto la pioggia, macchinette obliteratrici fuori uso, tragicomici messaggi automatici.
Poi ci sono le persone; ci sono soprattutto le persone, i compagni di viaggio, sempre gli stessi o nuovi ogni volta.
Incontri. Confronti. Cambiamenti.
Questo racconto l’ho scritto in un impeto di mielosità; qui a fantasia ho proprio esagerato 😛 …Ché, in tutto ‘sto tempo che prendo il treno e i mezzi pubblici, fosse mai capitato qualcosa di lontanamente simile. Oddio, in realtà è successo, ma ovviamente gli esiti sono stati sfigatamente drammatici.

E niente… Questa è la mia versione di un viaggio in metro che (forse) ancora sto aspettando di fare.

22 dicembre 2011

Quel pomeriggio, verso le cinque, la metro era già piena di gente.

Incastrati in quel corridoio bianco-arancio c’erano uomini e donne di tutte le età e taglie, combacianti come i pezzi di tetris, con l’unica differenza che le linee intere che riuscivano a formare non avevano il potere di far scomparire le altre persone, né tanto meno di ridurre l’imponenza asfissiante di quel ‘muro’.

Gli sguardi assorti dei passeggeri celavano i resoconti mentali delle rispettive giornate, più o meno soddisfacenti. Qualcuno provava a sonnecchiare, ma riapriva gli occhi ad ogni annuncio delle fermate.
Quelli con le cuffiette alle orecchie, si poteva capire che musica stessero ascoltando dal ritmo con cui muovevano la testa o le dita. Una studentessa tentava di ripassare gli appunti della lezione, ma non riusciva a concentrarsi, distratta dai discorsi dei ragazzi che le sedevano accanto.
In piedi, davanti a lei, un signore di mezza età ad un tratto contorse il viso in una smorfia, per via di un colpo di tosse; le sue mani, incollate alla sbarra sovrastante, non riuscirono a staccarsi in tempo per coprire la bocca. Una signora elegante, che stava accucciata sotto l’arco del suo braccio, arricciò il naso, serrò le labbra e trattenne il respiro, nel disperato tentativo di non inalare i germi insalubri rilasciati nell’ambiente.

Nonostante l’appiccicume, sembravano tutti degli atomi isolati, totalmente indifferenti al fatto che in quello spazio ci fossero altri esseri viventi.
Tanti, barricati sotto morbidi cappelli e sciarpe ben annodate, fissavano la loro sagoma riflessa nel vetro, per evitare di incrociare gli sguardi altrui e fugare così il rischio di innescare noiose conversazioni, che li avrebbero costretti ad interrompere i loro monologhi interiori.

Solo due giovani, appoggiati allo stesso corrimano, non smettevano di scambiarsi fuggevoli sguardi, curiosi, con quel tipico luccichio che risplende negli occhi degli innamorati.
Lei, avvolta nel suo setoso scialle rosso, aveva in mano un romanzo, e con l’indice teneva il segno della pagina. Lui, affascinante nel suo montgomery blu,  tra un’occhiata e l’altra cercava di riordinare i documenti del lavoro nella sua 24 ore.

 All’improvviso, una brusca frenata scosse l’equilibrio precario di quella massa umana; si ritrovarono tutti gli uni addosso agli altri e, a quel punto, non poterono evitare di sostituire la reciproca indifferenza con centinaia di cortesi scuse.

D’istinto il giovane allungò il braccio e strinse a sé la ragazza, che stava per cadere. Lei si trovò subito al sicuro tra le sue dita forti, nascoste nelle pieghe dello scialle; girò lievemente la testa e gli sorrise per ringraziarlo di quel gesto premuroso.
Lui le rispose con un simpatico occhiolino e avvicinò ancor di più a sé il corpo di lei, percependo il battito del suo cuore che lentamente tornava al ritmo normale dopo lo spavento dovuto alla frenata.
Lei per un attimo socchiuse gli occhi e si lasciò cullare, mentre lui con le labbra le sfiorò i capelli, respirandone il profumo, così intenso da annullare ogni altra ‘fragranza’ lì intorno.

Rimasero così per un po’, abbracciati, sospesi. Da lontano, si udiva la musica di una fisarmonica: un suonatore ambulante che tentava di allietare il noioso tragitto dei passeggeri, flebile e fiabesco sottofondo a quella tenera scena.

Altre tre soste. Poi la metro arrivò alla stazione ferroviaria. I due giovani nemmeno fecero caso all’avviso elettronico che segnalava la loro fermata. D’un tratto le porte si aprirono e una gran folla si accalcò per uscire.
Lui e lei furono travolti e costretti a separarsi. Si persero di vista, e persero se stessi in mezzo a tutta quella gente sulla banchina, che continuava a trasportarli verso le scale mobili contro la loro volontà.

A nulla servirono gli sguardi avidi, che si cercavano volgendosi in ogni direzione.

Avrebbero voluto urlare l’uno il nome dell’altra, ma furono costretti a tacere ancora, giacché, rapiti dal silenzio del loro dolce e inaspettato sentimento… non si erano neppure presentati.

Così, in quel breve viaggio, intravidero il loro amore.
E forse, anche se dal quel giorno non si incontrarono più, la speranza di ritrovarsi non si sarebbe spenta mai.

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Laureata in Lettere, ideatrice del progetto If You Were Me, esperta di editoria e scrittura, soprano nel Coro Giovanile Lavinium, community manager di GigsGuide e Calciosociale Italia.

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