Racconti

Fiaba (o favola?) per bambini quasi cresciuti

nuvole

Quante volte, felicemente sospesi in un sogno ad occhi aperti, o semplicemente persi nei nostri pensieri, ci ritroviamo così, col naso all’insù, a contemplare l’azzurra immensità che ci sovrasta… Il nostro volto, solitamente teso e preoccupato, senza controllo accenna un sorriso, tra il compiaciuto e il disilluso, per quella libertà che il cielo sembra prometterci e che un momento dopo ci toglie, non appena un clacson, una spallata sull’autobus, il telefono che squilla, ci costringono a ridirezionare il naso, e così lo sguardo, verso terra, verso ciò che è più alla nostra portata e che sa davvero poco di libertà…

Un gioco. Lo facevo sempre da bambina, guardando il cielo. Beh non proprio sempre, giacchè c’era almeno una condizione necessaria per iniziare a giocare, e non dipendeva da me… Due colori: l’azzurro e il bianco. Che fossi in viaggio in macchina o sdraiata sul prato di casa mia, appena un po’ di latte cominciava a macchiare la tovaglia del cielo, fissavo gli occhi in alto e in pochi secondi…ecco delinearsi il primo disegno: “Uuuh un cane! Ahahah e quello sembra un orso! Che faccione imbronciato quel signore lassù! E lì c’è un carro…con i cavalli!”

Potevo andare avanti per ore ad inventare storie animate da quegli strani personaggi morbidosi che vedevo solo io, già perchè se poi chiedevo a qualche “grande” se riuscisse a distinguere le stesse figure, ecco che mi sentivo rispondere: “Io vedo solo un brutto acquazzone in arrivo, queste nuvole non promettono niente di buono!”

E certo! Tutti con questa predilezione, fissazione direi, per il sole, il cielo terso, il caldo, la certezza che stasera torneranno a casa con gli stessi vestiti asciutti che indossavano stamattina, senza essersi dovuti preoccupare di cercare l’ombrello in tutta casa prima di uscire, per poi scoprire, a fine giornata, di averlo irrimediabilmente dimenticato sul treno, sotto il sedile!

Io, invece, ho sempre pensato che il cielo tinta unita fosse decisamente noioso, una volta che ne vedi un lembo sgombro di nuvole sai già che tutto il resto è uguale e non ti soffermi ad osservare, a maggior ragione se nel fissare lo sguardo verso l’alto incroci la luce fulminante del sole, che ti costringe a richiudere gli occhi e a fidarti, senza consultare il bollettino meteorologico, che “anche oggi sarà una bella giornata”! Non me ne voglia Helios, chè senza di lui non potremmo vivere! Ci mancherebbe, il sole mi piace, riscalda, illumina, fa crescere le piante e al tramonto, poi, offre uno spettacolo da mozzarti il fiato, nessuna obiezione…Però ecco, hanno sempre trattato meglio lui delle nuvole, tutti che lo accolgono con grandi feste e tanta riconoscenza al Padreterno, e nessuno che dica mai “Grazie Signore!” quando invece si prospetta una giornata nuvolosa…A meno che non sia un vecchio contadino speranzoso o un Paese che lamenta siccità per undici mesi all’anno!
Bella consolazione!

Così anche oggi, seduta al solito posto del solito autobus, a differenza degli altri passeggeri assonnati che guardano a mezza palpebra la strada, le macchine e i palazzi di Roma, io, che dopo la prima settimana di lavoro, quattro anni fa, già cominciavo a snobbare questo tragitto perchè in fin dei conti anche lui è sempre il solito, lentamente lascio scricchiolare il collo mentre sollevo la testa, allungo il braccio, apro un po’ il finestrino, una bella boccata d’aria e finalmente guardo su… Oooh il cielo!

“Mmmh com’è grigio stamattina” – dice la vecchietta allo studente – “hai messo l’ombrello nello zaino, giovanotto?” “Sì, signora, in verità mia madre me l’ha voluto appioppare per forza, quella appena vede spuntare una nuvoletta ha subito paura che venga giù il diluvio universale!” La vecchia, prevedibilmente, dà ragione alla mammina premurosa, dicendo che anche lei avrebbe fatto lo stesso – “Non si sa mai!”

Sia chiaro, anche io porto sempre in borsa il mio ombrellino a fiori, o forse dovrei dire a fori, tutto sbrindellato e accartocciato, talmente piccolo che ogni volta che piove mi tocca decidere se coprirmi la schiena o la faccia…In verità mi alletta molto di più l’idea di poter giocare persino con un acquazzone, stile Gene Kelly in “Singin’ in the rain”, e sarei disposta ad inzupparmi dalla testa ai piedi se l’atmosfera fosse quella di una folle gioia che non mi fa smettere di ridere e ballare…

Accenno un sorriso guardando il cielo, non posso fare altro quando mi tocca sentire discorsi così uggiosi come quelli della vecchia e del giovanotto.

Poi, d’un tratto, al mio sorriso se ne aggiunge un altro; non è tra la gente che lo scorgo ma lassù…una figura dai contorni indefiniti, colori misti bianco e grigio, mi guarda con aria compiaciuta come a volermi rassicurare che la minaccia di oggi è solo passeggera…

Prenderanno altre forme, cambieranno colore questi quadri di nubi, o semplicemente svaniranno nel nulla, riassorbiti dalla serenità di un cielo senza increspature? Sarò l’unica a farmi simili domande, ma sono curiosa di sapere che fine farà la “Compagnia delle nuvole” quando non riuscirò più a seguirne i movimenti con lo sguardo…

La “Compagnia delle nuvole”, piccolo popolo di artisti stravaganti e… megalomani! Sai che spasso se esistesse davvero!

C’è traffico stamattina, com’è lento quest’autobus… “Mi scusi, devo scendere! Autista, non chiuda la porta, devo scendere!” – il solito rompiscatole che si accorge all’utimo momento di essere arrivato alla sua fermata, mi urta la spalla con la borsa mentre passa tra la gente; non gli do retta, nemmeno mi giro, continuo a guardare il cielo, con la testa tra le nuvole, nella mente le domande che gli altri non si pongono, nel cuore la libertà che a loro continua a sfuggire, intenti come sono a guardare per terra…

 

…“Affusola di qua le foglie, allunga di là lo stelo, ti sembra un fiore questo? E’ uno sgorbio inguardabile! Ha solo quattro petali, il quinto dov’è? E tu di là, mischia bene quei toni di grigio, ne abbiamo poco oggi, il resto sarà tutto bianco!”

Vola in picchiata Mastro White, con le ali gocciolanti di colore, le strizza in un secchio accanto alla sua sedia da regista hollywodiano con su scritto “Compagnia delle nuvole – Direttore Artistico”, da cui dirige i lavori di allestimento della mostra; anche se poi, seduto, riesce a starci giusto 5 minuti perchè, allenato com’è a cogliere ogni disattenzione degli apprendisti, torna sempre a metterci le mani lui, su quei quadri… Soffici disegni, maestosi e fragili, riempiti del colore assoluto che contiene in sé tutte le tinte, il bianco che astrae dalla realtà solo le forme, con l’aggiunta tutt’al più di qualche sfumatura di grigio, di rosso, di rosa o d’arancio, a seconda delle gentili concessioni del ‘fornitore’.

“S’è svegliato con la luna storta stamattina, eh? Finalmente si torna a lavorare!” se la ride Mastro Grey, fidato collaboratore di White, da anni al suo fianco a capo della Compagnia.

“Già, siamo stati fortunati, Mr. Super-Star oggi è sceso dal letto col piede sbagliato e non ne vuol proprio sapere di mostrarsi al mondo così pallido e triste!” gli fa eco Nello Pennello, l’addetto a mescolare i colori.

E giù con battute e risate; poi, di nuovo, cala il silenzio. I passi lenti e pesanti del Sole suggeriscono agli artisti la dovuta riverenza, così riprendono a organizzare il lavoro, non nascondendo peraltro il rinnovato entusiasmo, dopo noiosi giorni di inattività.

Lui, pensieroso e taciturno, si siede in disparte, medita su quanto tempo e quali colori concedere oggi alla Compagnia…sì perchè se col passare delle ore, chissà come, gli dovesse tornare l’allegria, sarebbe così sfrontato da dire a tutti, di punto in bianco: “Beh, signori miei, ottimo lavoro, complimenti! Però adesso spostatevi più in là, voglio tornare a splendere io sopra i tetti di questa città!” E nessuno allora potrà tenergli testa giacchè da sempre è lui il più forte e su questo, ovviamente… non ci piove! Quando la decisione è presa ecco che arriva l’amico Ventus, a volte lieve a volte più irruento, e i piccoli pittori montano sui loro carretti, fissano con cura le nuvole già dipinte affinchè non si disperdano, e si lasciano trasportare in altri angoli di cielo, sconosciuti o già esplorati, e lì riallestiscono la grande esposizione, nella speranza che un pubblico più nutrito, da laggiù, alzi gli occhi per ammirare le loro opere.

Di solito, quasi inconsapevolmente, il Sole offre un po’ d’aiuto agli artisti, ripagandoli in minima parte dello sforzo che fanno per sopperire alle sue “giornate no”. Si piazza lì, li osserva mentre lavorano, e pur stando fermo al suo posto dietro le quinte, col blando calore che emana assicura che il colore appena steso sui quadri di nuvole si asciughi pian piano e si mantenga intatto.

Ci sono giorni, invece, in cui lavorare diventa impossibile, una vera lotta contro il tempo…I nostri artisti, intenti a progettare, disegnare e colorare, non riescono a prevedere quando accadrà, perchè lui, il Sole, non ama confidare a nessuno i suoi tormenti. In quei giorni, semplicemente e irrimediabilmente…sparisce! Si allontana talmente tanto dal cantiere della Compagnia, vagando solitario nel cielo, che a nessuno è dato di scovarlo, tanto più che non si lascerebbe comunque convincere a tornare indietro contro la sua volontà. Gli artisti si ritrovano così a lavorare al freddo e con pochissima luce, soffrendo ancor più quando il Sole ordisce il suo dispetto nel pieno della loro attività creativa o in occasione delle esposizioni più brillanti. “Presto! I secchi! Il colore comincia a gocciolare! Dove diavolo si è cacciato quel gigante? Vuole farci sciogliere tutti i quadri?”, grida Mastro White, e tutti corrono sotto le nuvole nella speranza di recuperare un po’ di colore, mentre le figure si deformano perdendo la loro compattezza; così tutta la fatica si scioglie in una fitta pioggia, troppo diffusa per poter essere raccolta nei piccoli secchielli dei nostri artisti, che si rattristano proprio come i bambini quando scoprono di non poter convogliare in una sola buca tutta l’acqua del mare!

Eppure, quelli della “Compagnia delle Nuvole” sono tipi fantasiosi e non si danno mai per vinti, nonostante in tanti anni ne abbiano passate, ironia della sorte, proprio di tutti i colori! Metà folletti, metà angeli – ma solo per via delle ali -, come i loro parenti terreni che popolano i boschi, dalla notte dei tempi abitano in cielo, invisibili all’occhio umano, discreti e furtivi nelle loro apparizioni; le orecchie a punta fanno capolino da simpatici baschetti alla francese e ciò che ne contraddistingue la creativa professione sono lunghe salopettes variopinte che farebbero invidia persino ad Arlecchino; con le loro minuscole dita, insieme plasmano opere colossali, ma non per vana gloria, giacchè sanno che esse sono destinate a dissiparsi nel nulla prima o poi, quanto per godere della bellezza generata dalla collaborazione.

Arte effimera la loro, può durare giorni o poche ore, sempre soggetta al cambiamento, al vento, all’acqua, agli umori del Sole; così come appare può misteriosamente svanire e restare impressa soltanto in un ricordo…

“Vi concedo poco più di mezz’ora, fatevela bastare per metter su la mostra… alle 10 via di qua!” esclama il Sole.

“Che ci fa iniziare a fare, mi chiedo io, se poi dobbiamo spostarci?!” borbotta Lello Acquerello, uno degli apprendisti più irrequieti.

“Per quel poco che riusciremo a mostrare a Roma tanto meglio, se poi ci toccherà passare il pomeriggio su Milano, ci beccheremo le solite imprecazioni! Tanto quelli laggiù sono abituati alle nuvole, eppure son così lontani dal capire la nostra arte!” risponde saggiamente Mastro Grey.

“Quelli che ci snobbano lo fanno perchè non amano pensare, non sanno concedersi il tempo per capire che senso hanno i nostri quadri, anche se poi, si sa, l’arte vera non ha un senso solo, ognuno deve scoprire nelle immagini il significato più giusto per sè…” – riflette ad alta voce Leonardo, il pittore filosofo.

“Già, spesso elogiano nei musei un’arte che non comprendono, fissata una volta per sempre dentro cornici che sono come finestre: appena le sale si svuotano passa il custode e le richiude. Possono esplorare l’infinito sopra e dentro di sé, ma preferiscono relegare entro quattro mura la bellezza plasmata da altri uomini, non sapendo che potrebbero scovarne una altrettanto grande dentro se stessi” gli fa eco Golden Hand, il pittore dalle mani d’oro “guardano senza osservare, ammirano senza scrutare; a questi spettatori anche l’opera più straordinaria può sembrare un mero ammasso di forme e colori, perchè non si lasciano interrogare da ciò che vedono. E così succede anche per la nostra arte, che è accessibile a tutti, pensate, senza nemmeno bisogno di pagare un biglietto!”

“Hai finito con quel cuore? Ha una forma così semplice, perchè ci stai mettendo tanto a disegnarla?”

“Mastro White, è che non riesco a tenere unite le due metà, quanto più perfeziono la prima, tanto più, se ritocco l’altra, non combaciano…è tutto storto, sembra che mi si spezzi tra le mani!”

“Non forzare l’immagine, lascia che il tratto segua l’ispirazione, non sarà storto…sarà un cuore diverso; inizia a colorarlo, piuttosto! Voi altri lì con quel bouquet, a che punto siete?”

“Abbiamo finito, capo! E’ bellissimo, non trovate? Le rose, le margherite, le violette, sembra di sentirne il profumo…proprio come quello che…”

“Shhh, silenzio! Continuate a colorare, abbiamo poco tempo! Sullo sfondo, lì, ci metterei una casa, ma così, senza troppi dettagli, se non il tetto grigio e qualche sfumatura di rosa sui muri, il resto lo aggiungeremo un’altra volta…voglio che sia realistica, ma non di quelle già viste…in fondo non esiste ancora, insomma capite cosa voglio dire?”

“E la torta? Dove la disegnamo la torta nuzia…?”

“Shhh, non sprecate parole, vi supplico! La metteremo qui, vicino al cuore…ovviamente visto che ci resta solo un po’ di bianco, non potrà che essere una torta alla panna!”

Interviene Mastro Grey: “Perchè non sfruttiamo un po’ anche Mr. Super-Star? Vedi quel raggio? Sarebbe perfetto per illuminare i due profili, lì accanto al cuore, dall’altra parte…li mettiamo uno di fronte all’altra, di qua allungo la scia di bianco, per il velo, e di là, con il grigio, la coda del frack e…”

“RITIRATAAAAAAAAA!!! Sta tornando! E’ sempre più vicino! Avanti, preparate i carretti, dobbiamo sgomberare!”

“Nooo, proprio adesso? Dobbiamo già andarcene? E lei?”

“Per lei torneremo…”

 

“Fffffffffffuuuuu ffffffffffffffuuuuuuuuufffffffffffffffffffuuuuuuuuuffffffffffffffffffuuuuuuuuuuu…

Ecco che Ventus arriva da laggiù, quello che è adesso sarà quello che ffffu!”

 

Lo dicevo io, di nuovo il cielo sgombro. Fine del gioco…in tutti i sensi…
Scendo dall’autobus, attraverso la strada, svolto a sinistra…un caffè al bar prima di salire a lavoro.

Un telefono che squilla, è il mio. – “Pronto?”

“Hey, eccomi, ho visto adesso la tua chiamata e il messaggio, scusa se non ho risposto prima…cosa devi dirmi di così urgente?”

“Eh amica mia…Ieri è venuto a trovarmi…lui…”

“Dai! Che bello! E me lo dici con quel tono? Wow!”

“Sì, si è presentato con un bellissimo mazzo di fiori…all’inizio credevo fosse uno scherzo, sono scoppiata a ridere e anche lui appresso a me; poi mi sono accorta che la sua non era la solita risata, era impacciato, timido, pensieroso…Allora ho fatto silenzio e mille domande hanno cominciato a girarmi in testa… Dopo qualche secondo lui è riuscito ad interrompere quel momento imbarazzante e con un filo di voce mi ha detto che…ecco… che per lui la nostra amicizia è davvero importante, perchè condividiamo molti interessi, ci divertiamo un mondo e parliamo tanto, ma è da un po’ di tempo che si sente strano, come se tutto questo non gli bastasse più…quando mi abbraccia gli batte il cuore a mille, quando non ci sentiamo per qualche giorno non vede l’ora di chiamarmi e di vedermi… ha capito di essere andato oltre, di essersi innamorato…mi ha detto che…che vorrebbe passare il resto della sua vita con me…sì ha detto proprio così…ed io lì per lì sono rimasta impietrita a guardarlo, senza riuscire a spiccicare una sola parola…”

“Coooooosa? Ma è straordinario!!! Hai aspettato questo momento per così tanto tempo, e io che mi scapicollavo per capire come facessi a resistere ancora in una situazione così ambigua, in quel confine così labile tra amicizia e amore…e alla fine il passo l’ha fatto lui…uaaah che notiziona! Racconta, racconta, come ti senti adesso? Eh? Eh?”

“E’ proprio questo il punto…ora che sarei libera di amarlo come ho sempre desiderato mi sento come se fossi sul punto di vomitare per tutte le farfalle che mi si agitano nello stomaco… ho la testa tra le nuvole…o forse dovrei sentirmi già oltre le nuvole, al settimo cielo! Ma la verità, la verità è che…sono confusa.”

Ottobre-dicembre 2011

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Laureata in Lettere, ideatrice del progetto If You Were Me, esperta di editoria e scrittura, soprano nel Coro Giovanile Lavinium, community manager di GigsGuide e Calciosociale Italia.

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