Sol-o con te

Trascorse i primi anni della sua vita come in una una campana di vetro, che attutiva i suoni e i rumori di fuori confondendoli in incubi e speranze senza nome.
Ricurva su se stessa, timida e solitaria, fingeva di no ma era impaurita dal confronto col mondo.
Contatti umani ne aveva, sì, a patto che non invadessero il suo spazio vitale e non minacciassero le sue piccole convinzioni, ingoiate e assimilate senza che i denti della ragione avessero il tempo di triturarle, per il troppo timore di sbagliare e di tradire incertezze senza saperle spiegare.

Quando, lentamente, provò a schiudersi, si lasciò guidare dalla curiosità e non poteva fare a meno di guardare sempre più in là, oltre la superficie delle cose e oltre gli occhi delle persone.
Uscendo allo scoperto, poté gradualmente distendere il corpo e la mente, sollevandosi sinuosa fino alle vette più alte dentro e fuori di sé.

Eppure capì ben presto che, nell’esaltante e faticosa salita, lo spazio per i compagni di viaggio si sarebbe assottigliato ad ogni passo. Toccata la cima, fu soddisfatta di sé ma si accorse di essere rimasta sola.

Dolorosa, seguì la discesa. Giù in picchiata senza curve né deviazioni, affondò tra le lacrime in un baratro profondo, oltre l’origine del primo entusiasmo, oltre il regno delle grandi illusioni.

Giunta all’incrocio con un sentiero già battuto, attinse dal cammino un nuovo senso per le cose, imparò le unità di misura per pesare le persone e l’assenza di misura necessaria per amarle.

Ora la vedo mentre accenna un sorriso. La speranza e la forza le si leggono sul viso.
Se il primo tratto di una vita immaginata era stato lento e in salita, quello da percorrere adesso è piccolo e semplice, come ciò che nella vita conta davvero.
Richiede un
movimento più breve, essenziale: non più verso l’alto ma verso gli altri.

Solo adesso la sua vera melodia può iniziare.
Tendendo le mani, ha imparato
a cantare.

vinilo-clave-de-sol.jpg

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailby feather