Sproloqui

Non è compito mio

Ho concepito questo post come una sorta di spin-off del precedente.
Nelle ultime settimane, infatti, ho continuato a ragionare su questa storia dell’amore gratuito, dell’esserci sempre e comunque per le persone a cui vuoi bene, anche se loro non dovessero ricambiare il tuo affetto.

Mi è tornata in mente questa immagine, che avevo trovato in internet circa sei anni fa.
La inviai su WhatsApp ad un ragazzo con cui stavo vivendo esattamente la dinamica qui rappresentata.

Un tipo complicato, senza ombra di dubbio, riusciva a passare repentinamente dall’affettuoso all’affettato (mi piace il gioco di parole, per favore non rovinatelo pensando a salame e mortadella), la sua impenetrabilità mi faceva impazzire.
Così, mandandogli questo bel disegnetto, speravo avrebbe capito quanto desideravo che si fidasse di me e lasciasse crollare il muro di diffidenza e negatività dietro cui si barricava, ostentando una falsa sicurezza.

Per la cronaca, non funzionò, e col senno di poi non posso che dire “Grazie al …xxo!”. Thanks God, se riguardo oggi questa immagine, riesco a vedere distintamente tutto quello che non andava.

A quei tempi, soffrivo ancora della “sindrome della crocerossina”, nei confronti dei ragazzi così come degli amici. Dentro di me, scalpitava la paladina dell’Io ti salverò, Io ti cambierò, e non mi rendevo conto di un lampante inghippo. La tipa con la maglietta verde, la vedete, no? Riguardatela bene, lo notate anche voi?

Sta a fa’ tutto da sola!

In tutta la storiella, lui non muove un dito! Lo so, gli antichi dicevano “Gutta cavat lapidem”, elogiando la pazienza e la perseveranza di chi, con amore e forza di volontà, non si arrende di fronte agli ostacoli, ma una dinamica del genere, a me, sinceramente, sembra una lotta contro i mulini a vento.
Insomma, per esperienza direi che è piuttosto difficile, se non impossibile, riuscire ad arrivare al cuore di una persona che non abbia, già di suo, intrapreso un percorso di introspezione parallelo ad uno di uscita da sé.

D’altra parte, trovo altrettanto improbabile che la tipa si presenti al cospetto del giovane imbronciato priva di una sua più o meno grande nuvoletta grigia. Qualche giorno fa, immedesimandomi (senza troppa fatica -.-“) in questa eventualità, scrivevo…

Ad ogni delusione
all’ingresso del mio cuore
Io ci piazzo un bel mattone.

Al prossimo che arriva:
“Se hai intenzioni serie,
portati un piccone!”

Magari, la differenza potrebbe stare nel fatto che lei ha già cominciato a picconare da sola, per far entrare nel suo buio quella “deliziosa chiarità d’argento” che vide Ciàula quando “senza piacere, anzi pauroso della prossima liberazione” uscì dal “ventre della montagna”.

Se poi, a picconare, si aiutassero a vicenda, lasciando partecipare all’impresa anche altri amici disposti a mettersi in gioco, la fatica sarebbe senz’altro ben ripartita e la gioia più grande, perché condivisa.

Così, la frase che continuo a ripetermi adesso, mentre osservo la vignetta, è:

Non è compito mio.

Se mi avvicino a te in punta di piedi, ti sorrido, ti tendo la mano, ti parlo a cuore aperto e ti chiedo sotto voce di lasciarmi entrare… Se ti dico che vedo in te milioni di cose belle e tu continui a negarle, se ti ostini a sminuire la tua Bellezza, nonostante io faccia di tutto per fartela notare, se non ti fidi della sincerità con cui ti ripeto che sei speciale, non stupirti se dopo un po’ smetto di insistere.

Farti cambiare idea non è compito mio.

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Laureata in Lettere, ideatrice del progetto If You Were Me, esperta di editoria e scrittura, soprano nel Coro Giovanile Lavinium, community manager di GigsGuide e Calciosociale Italia.

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