Musica

Diventerò la Luna

Quando ho ascoltato per la prima volta Il Fine E La Luna degli Eugenio in Via Di Gioia, a un certo punto, mi sono messa a piangere.

Se la ascoltate anche voi, probabilmente mi prenderete per scema, dal momento che tutto sembra fuorché una canzone struggente e strappalacrime. Eppure, ogni volta che la sento, suscita in me un turbine di pensieri ed emozioni che lascio affiorare dagli occhi e dalla pancia, mentre canto a squarciagola il ritornello appresso a Eugenio & Co.

Questo brano, per me, è come un pugno nello stomaco, una tirata di orecchie, un calcio nel sedere. Esattamente quello che mi serve quando vedo moltiplicarsi intorno e dentro di me i pretesti per cedere alla disperazione.

L’atmosfera triste in cui siamo immersi, le notizie negative da cui siamo bombardati, l’incertezza di questi giorni così complessi, la preoccupazione per un futuro che non riusciamo a progettare, la paura che accompagna ogni nostra azione, ci stanno portando a evidenziare, nel nostro vocabolario interiore, parole come isolamento, impotenza, abbrutimento, annichilimento, terrore, morte.

Il mondo intorno a me è già finito da un pezzo, cantano gli EIVDG, e la cosa che ci riesce meglio, per ritardare la presa di coscienza delle nostre responsabilità in questa “fine del mondo”, è incolpare gli altri di quello che non va, l’unico modo per sentirci vivi, vivi, vivi… poveri stolti.

Leggi il testo della canzone

Annaspiamo nei nostri piagnistei e restiamo impantanati.
Fatichiamo a guadare i nostri fiumi di lacrime perché cerchiamo appigli dove ci sono solo pareti scivolose.
Molti di noi, stanchi e sfiancati, finiscono per assecondare la corrente, ma da qualche parte, inaspettata, irrompe una domanda:

Che fine ha fatto la luna
che mi accendeva la tela
Che fine ha fatto la luna
In questo cielo tutto nero

Questa luna introvabile mi fa pensare, innanzitutto, alla meraviglia, che deriva dalla consapevolezza di essere al mondo non per merito nostro, destinatari di doni bellissimi, a partire da quelli della natura per arrivare a quelli che sono frutto delle nostre relazioni.
Che fine ha fatto lo stupore affamato, che alimenta l’arte – e l’arte di vivere – ?
Che fine hanno fatto l’intuito, il genio, la creatività, l’intraprendenza, la tenacia?

Stiamo lì ad aspettare che qualcuno ci dica cosa pensare, cosa mangiare, cosa comprare, cosa guardare, come giudicare, come comportarci, chi amare.

Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito.

Abbiamo accettato di porre un limite al nostro sguardo, di tenere a bada gli slanci e le speranze, abbiamo smesso di produrre antidoti alla morte interiore, di scambiarci parole di fiducia e gesti di amicizia… perché “la situazione” ce lo impone, ma ho l’impressione che questo fosse l’andazzo anche prima che scoppiasse tutto questo putiferio.

Ci stiamo assuefacendo al disfattismo, alla lamentela, al subdolo retro-pensiero che castra ogni iniziativa.
“Va beh, ma tanto…”, ci diciamo, e aggiungiamo tante scuse quante sono le nostre paure.
Così la mente si impigrisce, il cuore si accartoccia, le relazioni autentiche si diradano e il lock-down più dannoso lo viviamo dentro di noi.

Non lo nego, abbiamo tante ragioni per sentirci giù di morale, arrabbiati e sfiduciati, ma il rischio è che finiamo per convincerci che tutta questa negatività sia sempre e comunque giustificata.

Proviamo ad uscire da questo torpore, diamoci una svegliata: è ora di finirla con la lagna.
Abbiamo tutti gli strumenti per invertire la rotta e non dobbiamo andare poi così lontano per trovarli.
Il primo di questi si chiama immaginazione, cura potentissima contro l’inedia.
Niente e nessuno può impedirci di osare in grande con la fantasia, di creare realtà alternative, di esplorare possibilità inedite per trasformare ciò che non ci piace.

Ed io che non so niente
non ho mai visto oltre al mio dito
voglio provare a immaginarla
ad ascoltarla con l’udito
intravederla nella gente
urlarla con la voce
trovarla nelle teste
nelle pagine vuote

Probabilmente mi direte che la faccio troppo facile e, in effetti, non ho pozioni magiche o infallibili rimedi contro il pessimismo, in grado di preservarvi dal pericolo di ricadute.
Nel mio piccolo, posso solo suggerirvi una strada, e lo faccio proprio spiegandovi perché la canzone da cui tutta questa riflessione è partita, a un certo punto, mi faccia piangere.

Dopo la dichiarazione d’indipendenza di questo cuore saturo di tristezza, al terzo ritornello, la prospettiva cambia. La ricerca di senso non si arena, ma si converte in atto creativo: l’eureka di una mente vigile che non si è arresa al buio.

Inventerò la luna
nel bel mezzo della tela
inventerò la luna
in questo cielo tutta bianca
Diventerò la luna
in mezzo a tutte le stelle
che forma avrà la luna
ma che importanza ha


Allora piango quando prendo coscienza del fatto che il cambiamento dipende da me.
Quando capisco che è inutile e frustrante aspettare da fuori soluzioni provvisorie ai miei problemi: io stessa sarei in grado di inventarne di migliori dando più retta al mio intuito.
Quando mi rendo conto che è uno spreco di risorse e di energie vivere con i paraocchi, e perdere di vista la bellezza che mi circonda e che mi abita.
Quando scopro che posso inventare la Luna, posso essere la Luna.
Posso stupire, confortare, illuminare questo cielo tutto nero.
E avrete capito che non è un pianto di sconforto il mio, ma di liberazione.
Sono lacrime di gratitudine, che benedico per la Bellezza della missione che mi rivelano.

Anche io, in questi giorni, mi ritrovo a fare i conti con certe prese a male che, se non le affidassi un po’ al mare e alla musica, davvero scapoccerei. Ma proprio per questo riascolto Il Fine E La Luna, e me la sento risuonare dentro come una sorta di investitura, un invito a non delegare agli altri la responsabilità della mia felicità, un mandato ad essere un punto di riferimento, un propulsore di creatività e meraviglia per quelli che non riescono a vedere oltre il proprio dito.

Ci dicono che, data l’incertezza del periodo, dobbiamo navigare a vista.
Io preferisco il dolce naufragare in questo mare. E voi?

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Laureata in Lettere, ideatrice del progetto If You Were Me, esperta di editoria e scrittura, soprano nel Coro Giovanile Lavinium, community manager di GigsGuide e Calciosociale Italia.

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