Film

Brittany Runs a Marathon

Comincio a sentirmi come se la vita di tutti gli altri andasse avanti, mentre la mia è incagliata.

Alzi la mano chi, almeno una volta, ha pensato o detto una frase del genere. Attraverso lo schermo non mi potete vedere, ma io le mani le ho alzate entrambe e mi sto proprio sbracciando. Per questo, ho provato da subito empatia nei confronti della protagonista del film che vorrei consigliarvi oggi: Brittany Runs a Marathon (titolo italiano: Brittany non si ferma più – sì, non c’entra niente con l’originale, lo so).

Brittany ha 28 anni e una vita di merda.
Abita a New York, dove colleziona figuracce e rimproveri lavorando come maschera in un teatro.
Divide l’appartamento con Gretchen, compagna di sballi e serate superalcoliche, con l’ossessione per like e followers su Instagram.
Ha una vicina di casa, Catherine, che odia, perché, con la sua indole positiva ed energica, le ricorda quanto mediocre e squallido sia il suo stile di vita.
In più, è un tantino sovrappeso. O meglio, il medico che la visita all’inizio del film glielo dice proprio chiaro e tondo: è obesa.

Alla soglia dei 30 anni, Brittany si rende conto di aver sprecato il proprio tempo: declinando ogni responsabilità e tirando avanti senza obiettivi, è diventata un mostro, dentro e fuori.
La disperazione le inonda il viso di lacrime e l’unica ad accorgersi del suo indomabile dolore è proprio la vicina di casa che lei tanto disprezza. Eppure, per quanto il suo muro interiore abbia iniziato a scricchiolare, ci vorrà del tempo prima che crolli.

Dopo bizzarri esperimenti sportivi in solitaria, con una certa riluttanza, Brittany accetta di unirsi al gruppo di runners frequentato da Catherine.
Tra le schiappe col fiatone come lei conosce Seth, che ha cominciato ad allenarsi per riscattare la sua immagine agli occhi dei figli che lo prendono in giro per la sua mancanza di virilità.

Così, sostenuta e incoraggiata dai compagni di corsa, Brittany raggiunge i primi traguardi e trova la carica per fissare obiettivi sempre più alti, fino a concepire un’idea folle: partecipare alla Maratona di New York.

Non vi svelerò tutta la trama, tranquilli.
Mi soffermerò soltanto su alcuni personaggi che, in qualche modo, si ricollegano ai temi che ho affrontato nei miei articoli più recenti: l’amore gratuito e il suo rifiuto, la scoperta di sé e del proprio valore.

Catherine e Seth sono la piena incarnazione dell’amicizia.
Riescono a vincere la diffidenza di Brittany rispettando i suoi tempi e le sue fragilità, e a conquistare la sua fiducia mettendo a nudo le loro stesse debolezze. D’altra parte, lanciandole continue provocazioni e sfide, la spronano a tirar fuori quella determinazione che lei non avrebbe mai pensato di avere. Da amici veri, sono capaci di confortare senza giudicare e di colpire senza ferire.

Esattamente il contrario di Gretchen, che vede il suo teatrino sfasciarsi non appena Brittany smette i panni della ragazza cicciona e sfigata. Gretchen ha bisogno che Brittany resti quella di sempre perché è nel confronto con il suo fallimento che lei si sente una vincente. Anziché fare il tifo per l’amica, demolisce i suoi propositi, instillandole il dubbio che quella ritrovata forza di volontà non durerà per sempre e che la pigrizia e il senso di inadeguatezza torneranno a prendere il sopravvento.

E poi c’è Jern. Di lui non vi ho parlato prima, ma anche il suo ruolo è fondamentale nel percorso di Brittany. La sua irruzione nella vita della ragazza mette in crisi quel sistema di etichette che lei stessa si era attribuita e la porta alla commovente riscoperta di sentimenti dimenticati. Avete presente il classico tipo di cui direste “Con uno così non ci starei mai!”? Ecco, un bell’esempio di come all’imprevedibilità della vita non si debbano mai porre limiti.

All’inizio del post non vi ho detto che il film è tratto da una storia vera, quella di Brittany O’Neill, trasformata in sceneggiatura dal suo amico ed ex coinquilino Paul Downs Colaizzo. Nella finzione cinematografica, la caratterizzazione psicologica del suo personaggio è ricca di sfumature: l’esilarante irriverenza e la sua scontrosità celano una profonda inquietudine e il bisogno di sentirsi amata. Brittany innesca continuamente meccanismi di difesa e di attacco, nel disperato tentativo di schivare colpi bassi alla sua vulnerabilità. Soltanto quando riconosce le sue paure e accetta i suoi limiti, si rende conto di non poter fare tutto da sola e, al tempo stesso, capisce di poter contare su se stessa proprio quando impara ad affidarsi. E, a quel punto, la sua forza è inarrestabile.

Vi consiglio questo film innanzitutto perché fa morire dal ridere.
Insomma, potreste apprezzarlo anche se siete degli insensibili. Ma dubito.
Quindi penso possa piacervi anche per i messaggi potentissimi che lancia.
Non faticherete a voler bene a Brittany e forse la sua storia vi aiuterà a volere un po’ più bene anche a voi stessi.

Buona visione! 🙂

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Laureata in Lettere, ideatrice del progetto If You Were Me, esperta di editoria e scrittura, soprano nel Coro Giovanile Lavinium, community manager di GigsGuide e Calciosociale Italia.

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