Certe pagine sono come specchi

Certe pagine sono come specchi e io adoro il momento in cui, mentre leggo, letteralmente vedo apparirmi sul volto le più diverse espressioni – sorpresa, tenerezza, stupore, sgomento, sdegno, disgusto, gratitudine… Mi succede con pochi libri – quelli di Luigi Pirandello sono tra questi -: mi riconosco e mi osservo nei minimi particolari, ogni parola è un dettaglio di me. *.*

Guardò in cielo la luna che pendeva su una di quelle grandi montagne, e nel placido purissimo lume che allargava il cielo, mirò, bevve le poche stelle che vi sgorgavano come polle di più vivida luce; abbassò gli occhi alla terra e rivide le montagne in fondo con le azzurre fronti levate a respirare nel lume, rivide gli alberi attoniti, i prati sonori d’acqua sotto il limpido silenzio della luna; e tutto le parve irreale, e che in quella irrealità la sua anima si soffondesse divenuta albore e silenzio e rugiada.

Ma, ecco, come una tenebra enorme le assommava a mano a mano dal fondo dello spirito, di fronte a quella limpida irrealità di sogno: il sentimento oscuro e profondo della vita, composto da tante impressioni inesprimibili, sbuffi e vortici e accavallamenti nella tenebra di più dense tenebre. Fuori di tutte le cose che davan senso alla vita degli uomini, c’era nella vita delle cose un altro senso che l’uomo non poteva intendere: lo dicevan quegli astri col loro lume, quelle erbe coi loro odori, quelle acque col loro murmure: un arcano senso che sbigottiva. Bisognava andar oltre a tutte le cose che davan senso alla vita degli uomini, per penetrare in questo senso della vita delle cose. Oltre alle meschine necessità che gli uomini si creavano, ecco altre cupe gigantesche necessità profilarsi entro il fluir fascinoso del tempo, come quelle grandi montagne là, entro l’incanto della verde silentissima alba lunare. In esse ella doveva d’ora innanzi affisarsi, infrontar con esse gli occhi inflessibili della mente, dar voce a tutte le cose inespresse del suo spirito, a quelle che sempre finora le avevano incusso sgomento, e lasciar la fatuità dei miseri casi dell’esistenza quotidiana, la fatuità degli uomini che, senz’accorgersene, vàgolano immersi nel vortice immenso della vita.

Giustino Roncella nato Boggiòlo, 1911

The Tiny Book of Tiny Stories - HitRecord

 

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I libri della mia vita – #6 “Edipo Re”, Sofocle

A malapena, le tragedie greche – e tutte le opere del teatro antico – si leggono al Liceo Classico e, considerando il fatto che questo indirizzo scolastico viene scelto da un numero sempre più esiguo di studenti, è un vero peccato.

Capolavori che meriterebbero di essere tramandati come un “possesso perenne” al pari della Storia (l’espressione fu adottata da Tucidide in riferimento alla sua opera sulla Guerra del Peloponneso), vere e proprie “scuole del sentimento” in cui ciascuno può imparare a riconoscere e decifrare i propri moti interiori, confrontandosi con semi-dèi ed eroi, immortali modelli di virtù e al tempo stesso emblemi della caducità umana.edipo_re2

Di tragedie greche alle quali sono affezionata ce ne sono diverse; la “mia” eroina per eccellenza è senza dubbio Antigone, ma mi appassionano al pari le vicende narrate nella trilogia dell’Orestea e quelle di Aiace, Filottete, Medea…
Ma tra tutte, l’opera che più amo per la sua struggente bellezza e la profonda verità dei  contenuti è Edipo Re, di Sofocle (Colono, 496 a.C. – Atene, 406 a.C.): il dramma della scoperta di sè, del confronto doloroso con la propria identità, dilaniata da mille conflitti, col mondo esterno, col passato e con le sue conseguenze nella vita presente.

Il pensiero dominante in quest’opera è il tratto caratteristico che distingue la “filosofia” di Sofocle da quella del suo predecessore e avversario Eschilo; se per quest’ultimo la sofferenza doveva essere accettata dall’uomo come messaggio divino e occasione per imparare, per Sofocle il rapporto è nettamente invertito: ciò che l’uomo apprende (in particolare, ciò che riguarda la sua stessa vita) è per lui fonte di sofferenza.

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I libri della mia vita – #5 Poesie di Sergio Corazzini

Una mattina qualsiasi di qualche anno fa.

Scendo dal 40 e mi incammino verso Sant’Andrea della Valle.
Semaforo verde, attraverso la strada, Corso Rinascimento.
Tra la gente incrocio lo sguardo di un amico.
“Che ci fai da queste parti?” mi chiede.
“Non mi prendere per pazza” rispondo, “Da queste parti visse il mio poeta preferito. Voglio cercare la sua casa.”

Sorride divertito, ma decide di assecondare la mia pazzia: “Dai ti accompagno, la troviamo insieme e poi ti saluto.”
Percorriamo la via in lungo e in largo, poche indicazioni annotate su un post-it, Piazza Navona, “Torniamo indietro”, tra le mani stringo un libro di poesie. Chiediamo ai Carabinieri, “Boh, mai sentita ‘sta Via dei Sediari, provate più avanti.” Esatto, più in là, l’insegna del McDonald, enorme, quanto stona con le sedie di paglia esposte fuori dalle botteghe.
“Oh ci siamo passati mille volte davanti a ‘sta traversa”…
“Bene, siamo arrivati! Mantenuta la promessa, io adesso mi tolgo dai piedi”…
“Grazie per avermi fatto compagnia, passerò qualche minuto qui e poi me ne vado anch’io, all’università…”

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I libri della mia vita – #4 “Camminate nella luce finchè avete la luce”, Lev Tolstòj

tolstojComprai questo libro su consiglio della mia carissima amica Paola.
Prima di allora, non avevo mai familiarizzato con la monumentale produzione letteraria di Tolstòj; e aggiungo un mea culpa affermando di non aver nemmeno mai letto i suoi più famosi “malloppi”…non ancora, almeno!

Durante una delle nostre prolifiche “chiacchierate di aggiornamento”, Paola mi parlò con entusiasmo di un racconto intitolato “La morte di Ivàn Il’ìc“: “Lo devi leggere Maria Sa’, è stupefacente come Tolstòj riesca a scavare così a fondo nei ragionamenti contorti della mente umana di fronte al mistero della morte…”
La mini-recensione mi incuriosì e, quando acquistai il libro, notai con piacere che l’unica edizione disponibile presentava questa storia insieme ad altri racconti dello stesso autore.

Come nella migliore tradizione serendipitesca“, secondo cui trovi ciò di cui hai realmente bisogno mentre stai facendo o cercando tutt’altro, il racconto in questione (che soddisfece pienamente le aspettative “montate” da Paola 🙂 ) spianò la strada alla lettura di un’altra storia contenuta nello stesso libro… all’incirca 80 pagine, che produssero su di me l’effetto di una rivelazione.

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I libri della mia vita – #3 “Manuale di Epitteto”, Flavio Arriano

Sarò egoista, ma quest’articolo… “mi serve”. Epictetus
Come accennavo nel precedente post, sto vivendo un momento un po’ confuso, di spaesamento e incertezza.
Di questi tempi, purtroppo, non sono la sola a cui capita di sentirsi così, per cui, per quanto ogni “crisi” sia unica e difficilmente condivisibile nei suoi aspetti più profondi, non mi dispero.

Del resto, è in situazioni come questa che sento più forte la necessità di ristabilire un equilibrio interiore attraverso pensieri positivi e insegnamenti di vita autentici.

Ecco perchè mi rivolgo ad un grande filosofo dell’antichità, lo stoico Epitteto (50-130 d.C), uno che, come i più grandi, non affidò alla carta le sue riflessioni, ma preferì “fidarsi” del percorso che ciascun allievo avrebbe intrapreso da solo, partendo da quelle indicazioni.

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La risposta che cercavo

In questi giorni il mio umore risente di una latente (manco tanto) insofferenza.
Stamattina, per caso, apro questo libro, ed ecco: la risposta.
Non ho bisogno di aggiungere altro.

Essere nuovi come la luce a ogni alba
come il volo degli uccelli
e le gocce di rugiada:
come il volto dell’uomo
come gli occhi dei fanciulli
come l’acqua delle fonti:
vedere la creazione
emergere dalla notte!

 Non vi sono fatti precedenti:
non parlate di millenni
o di giorni o di altri millenni.
Né creatura alcuna correrà
il rischio di essere sazia:
principio altro principio genera
in vite irripetibili
come le primavere.

Io debbo essere un segno mai visto
ipostasi del non visto prima,
goccia consapevole o perla della notte,
il lucente attimo d’Iddio
che per me solamente
così si riveli e comunichi.

Unico male l’abitudine
e la scelta tragica:
discorrere invece che intuire.

E la mente si popola di idoli
e il cuore è un deserto lunare:
solo la Meraviglia ci potrà salvare
aprendo il varco
verso la Sostanza.

Allora il medesimo silenzio dell’origine
nuovamente fascerà le cose,
o eromperà – uguale
evento – il canto.

(David Maria Turoldo, da “Il dramma è Dio“)

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I libri della mia vita – #2 “De profundis”, Oscar Wilde

220px-Oscar_Wilde_Signature.svgLo ammetto: non me l’aspettavo.
Già, perchè l’immagine che molti hanno di Oscar Wilde è quella del dandy sregolato e irriverente, dedito esclusivamente alla ricerca del piacere e degli eccessi più scandalosi.

Beh, è vero, Oscar Wilde è stato tutto questo; ma c’è dell’altro.

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I libri della mia vita – #1 “Aut-Aut”, Soren Kierkegaard

aut-autDisarmante.

E’ il primo aggettivo che mi viene in mente ripensando a questo libro, che non mi ha semplicemente cambiato la vita, me l’ha proprio sconvolta.
E’ un testo talmente significativo e pieno, che mi verrebbe voglia di trascrivervelo qui per intero; ma farò lo sforzo di scegliere qualche estratto, giusto per rendere l’idea.

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I libri della mia vita

Buondì! (ho iniziato a scrivere stamattina, per cui ‘ciccia’ se nel frattempo si sono fatte le 3! :P)

Da qualche tempo ho in mente il proposito di stilare una lista dei miei libri preferiti, quelli che mi piace definire i libri della mia vita.
Di questi, dico spesso che “camminano per casa”, praticamente mi inseguono anche quando ho finito di leggerli, affinchè, stimolata da un dialogo o da un episodio di vita quotidiana, io possa tornare a sfogliarne le pagine, e ritrovare frasi e passaggi significativi su cui continuare a meditare.

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