• Ricerca di sé(nso),  Sproloqui

    Perché molte persone hanno paura dell’amore gratuito

    Di tattiche e aspettative deluse Quando mi chiedono della mia vita sentimentale, tendo a rispondere che è sempre stata, ed è tuttora, piuttosto piatta. Le mie relazioni amorose si contano sulle dita di una mano… con le dita mozzate. Stento a definirle delle vere e proprie storie d’amore, le descriverei piuttosto come rapporti anomali, per mia fortuna brevi (questo posso dirlo, naturalmente, soltanto a posteriori), e caratterizzati da una immane fatica psicologica, inframezzata da pochi momenti idilliaci e romantici. Ci tengo a precisare che no, non me le sono andate a cercare, ma forse è vero che, inconsciamente, tendiamo ad attirare ciò che pensiamo di meritare… e questo mi suscita…

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    Non voglio tornare alla vita di prima

    Negli ultimi mesi ho trascorso molto tempo da sola. Ho cercato, a volte spasmodicamente, di abitare un tempo che fosse tutto per me – pochi minuti, ore o giorni interi -, per riappropriarmi di me stessa. Viaggi solitari, lunghe passeggiate al parco e al mare, o silenziose sessioni di contemplazione che, se anche il corpo non era in movimento, permettessero alla mia mente di vagare libera.Abitare questo tempo ha significato riconquistare la mia indipendenza interiore, ritrovare una forza d’animo e una serenità che per anni avevo cercato e mai raggiunto pienamente.Ho imparato a volermi più bene, a coccolarmi e ad essere più misericordiosa verso le mie debolezze e i miei…

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    L’amnesia sentimentale

    Negli ultimi tempi, ho raccolto diverse confidenze di care amiche alle prese con individui affetti da una particolare forma di amnesia. I tipi in questione, sostanzialmente, flirtano con loro e/o “ce le fanno credere”, dimenticando di menzionare il fatto che sono già legati sentimentalmente ad un’altra persona. Niente di nuovo, mi direte. Finché non si fa niente di male (!), tutto è concesso. Tanto sono solo parole, allusioni, doppi sensi e frecciatine, senza misteriosi retroscena, né tanto meno secondi fini. Solo che le mie amiche (e nel gruppo mi annovero anch’io) sono buone, sincere, trasparenti e … Si fidano. Si illudono. Si espongono. Si bruciano. E, per fortuna, imparano. 🙂…

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    Sull’onore, l’auto-distruzione e l’abbandono: la ricerca di un perché.

    Ieri sera, facendo zapping, mi sono imbattuta in un servizio di “Le Iene” dedicato ai ragazzi di Scampia, che hanno optato per la malavita perché privi di un’alternativa che possa risollevarli dal degrado in cui sono costretti a vivere. Giovani che hanno già all’attivo rapine, spaccio di droga, sparatorie, intimidazioni, azioni violente non soltanto contro gruppi rivali ma anche ai danni di bambini e anziani inermi. Durante l’intervista, rilasciata con i volti coperti dai passamontagna, questi ragazzi parlavano dell’onore, della necessità di manifestare in ogni occasione la propria forza e supremazia, dell’indifferenza rispetto al rischio di essere scoperti e arrestati, del rispetto che devono guadagnarsi per assicurarsi un futuro in…

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    Come “facciamo” l’amore

    Ieri sera, su Deejay tv ho visto lo spot di un nuovo programma intitolato “Undressed” (Svestiti), che recitava così: “Un esperimento romantico per trovare il tuo partner ideale. Due sconosciuti in cerca dell’anima gemella si incontrano per la prima volta direttamente a letto. Sei pronto a spogliarti e a condividere la tua intimità con uno sconosciuto? Trenta minuti per conoscersi e scegliersi…”Ovviamente i due sconosciuti sono giovani e aitanti, ti pare che ingaggiavano una fanciulla tutta brufoli e cellulite o un maschietto flaccido e poco attraente? Il programma non è ancora in onda, per cui esprimo la mia perplessità giusto in base a 50 secondi di spot…Poi chissà, quella di…

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    Dall’ “Alta infedeltà” agli “Atti dell’amore”: il salto (im)possibile.

    Quest’estate, mentre tornavo dalle vacanze, ho scritto sul mio cellulare la bozza di un post con l’idea di pubblicarlo su facebook. Dopo l’ennesima delusione ricevuta da un soggetto di sesso maschile ero piena di rancore+risentimento+stanchezza emotiva+malinconia+cinismo+spirito di vendetta e ho cominciato a rimuginare su tutte le volte in cui ho provato lo stesso subbuglio interiore e sul perché, ancora una volta, non riuscissi a venirne a capo. Il post in questione si articolava in una serie di “Dovevo capirlo quando…” e  giù l’elenco di 7 episodi legati ad altrettanti individui a causa dei quali, negli ultimi dieci anni, mi sono sentita offesa+trascurata+maltrattata+presa in giro, ma ai quali ho sempre dato…

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    “La paura bussò alla porta. Il coraggio andò ad aprire e non trovò nessuno.”

    Vi ricordate quando, a scuola, ci dicevano di isolare il bullo di turno, affinchè si rendesse conto da solo dell’inefficacia delle sue azioni “violente”? Riflettevo sul fatto che, almeno in linea di principio, If You Were Me – Se Tu Fossi Me si fonda sulla stessa logica: io non voglio DOVER PARLARE della violenza. Non la ignoro quando viene commessa, anzi, la analizzo a fondo! Ma decido di non darle seguito, affinchè non si amplifichi nelle parole (che spesso la distorcono rendendola “spettacolo”) e soprattutto nei gesti di altri. E a lungo andare, spererei di non doverne parlare perchè effettivamente non ce n’è più motivo. Utopia? Ora, il problema, secondo…

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    Benedire…in che modo?

    Quando usiamo il verbo “benedire”, la maggior parte delle volte, lo coniughiamo al congiuntivo: “Che Dio ti benedica!” Ma “benedire” non è semplicemente auspicare che qualcosa di bello accada in un futuro più o meno prossimo. Nella benedizione, per come la intendo io, le categorie della possibilità, dell’incertezza, dell’attesa – tipiche dell’augurio – vengono meno. Per questo io preferisco l’indicativo. Presente. 🙂 Non “Dio ti benedicA”, allora, ma “Dio ti benedicE”, qui ed ora. Lo so già che “dice bene” di te, così come “dice bene” di me e di tutti i Suoi figli, a prescindere dal loro comportamento. Non è un augurio, ma una constatazione. “Dire bene” corrisponde, così,…

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    L’Eterno Adesso

    Habet etiam mala fortuna levitatem; fortasse erit, fortasse non erit, interim non est; meliora propone. – Seneca, Lettere a Lucilio, Libro II Sono giorni che ripeto questa frase, in testa, bisbigliandola tra me e me, o comunicandola alle persone che, come me, hanno un estremo bisogno di positività per iniziare al meglio il nuovo anno. La ripeto continuamente per non lasciare più spazio nel cervello a pensieri come “Oh, ma tutte a me!”, “Oh, ma sempre a me!”, “Ma cacchio, mai ‘na gioia!” ecc. ecc. In sostanza: MO’ BBBASTA. La traduzione più diffusa è: “Anche la sfortuna è mutevole; forse sarà, forse non sarà, nel frattempo non è; tu spera…

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    A volte ritornano… La risata pensante e la politica dell’allegria

    Sono passati 4 mesi (quattro??!!) dal mio ultimo post. I motivi sono tanti, troppi da elencare. Fondamentalmente, c’è da dire che il mio rapporto con la scrittura è un po’ particolare: ci sono periodi in cui imbratto continuamente il taccuino con pensieri, storie, appunti e disegnini, e periodi di aridità to-ta-le; per quanto la mia mente sia in costante iper-attività, mi risulta difficile mettere per iscritto ciò che accade dentro di (ma anche intorno a) me. Pigrizia, sfiducia nel potenziale lettore, irriducibilità in forma scritta di pensieri troppo elaborati? Fate un po’ voi. Oggi torno a scrivere su questa piattaforma, nel tentativo di sintetizzare gli avvenimenti interiori e quelli “mondani”…