• Ricerca di sé(nso),  Sproloqui

    Sull’onore, l’auto-distruzione e l’abbandono: la ricerca di un perché.

    Ieri sera, facendo zapping, mi sono imbattuta in un servizio di “Le Iene” dedicato ai ragazzi di Scampia, che hanno optato per la malavita perché privi di un’alternativa che possa risollevarli dal degrado in cui sono costretti a vivere. Giovani che hanno già all’attivo rapine, spaccio di droga, sparatorie, intimidazioni, azioni violente non soltanto contro gruppi rivali ma anche ai danni di bambini e anziani inermi. Durante l’intervista, rilasciata con i volti coperti dai passamontagna, questi ragazzi parlavano dell’onore, della necessità di manifestare in ogni occasione la propria forza e supremazia, dell’indifferenza rispetto al rischio di essere scoperti e arrestati, del rispetto che devono guadagnarsi per assicurarsi un futuro in…

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    Come “facciamo” l’amore

    Ieri sera, su Deejay tv ho visto lo spot di un nuovo programma intitolato “Undressed” (Svestiti), che recitava così: “Un esperimento romantico per trovare il tuo partner ideale. Due sconosciuti in cerca dell’anima gemella si incontrano per la prima volta direttamente a letto. Sei pronto a spogliarti e a condividere la tua intimità con uno sconosciuto? Trenta minuti per conoscersi e scegliersi…”Ovviamente i due sconosciuti sono giovani e aitanti, ti pare che ingaggiavano una fanciulla tutta brufoli e cellulite o un maschietto flaccido e poco attraente? Il programma non è ancora in onda, per cui esprimo la mia perplessità giusto in base a 50 secondi di spot…Poi chissà, quella di…

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    Dall’ “Alta infedeltà” agli “Atti dell’amore”: il salto (im)possibile.

    Quest’estate, mentre tornavo dalle vacanze, ho scritto sul mio cellulare la bozza di un post con l’idea di pubblicarlo su facebook. Dopo l’ennesima delusione ricevuta da un soggetto di sesso maschile ero piena di rancore+risentimento+stanchezza emotiva+malinconia+cinismo+spirito di vendetta e ho cominciato a rimuginare su tutte le volte in cui ho provato lo stesso subbuglio interiore e sul perché, ancora una volta, non riuscissi a venirne a capo. Il post in questione si articolava in una serie di “Dovevo capirlo quando…” e  giù l’elenco di 7 episodi legati ad altrettanti individui a causa dei quali, negli ultimi dieci anni, mi sono sentita offesa+trascurata+maltrattata+presa in giro, ma ai quali ho sempre dato…

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    “La paura bussò alla porta. Il coraggio andò ad aprire e non trovò nessuno.”

    Vi ricordate quando, a scuola, ci dicevano di isolare il bullo di turno, affinchè si rendesse conto da solo dell’inefficacia delle sue azioni “violente”? Riflettevo sul fatto che, almeno in linea di principio, If You Were Me – Se Tu Fossi Me si fonda sulla stessa logica: io non voglio DOVER PARLARE della violenza. Non la ignoro quando viene commessa, anzi, la analizzo a fondo! Ma decido di non darle seguito, affinchè non si amplifichi nelle parole (che spesso la distorcono rendendola “spettacolo”) e soprattutto nei gesti di altri. E a lungo andare, spererei di non doverne parlare perchè effettivamente non ce n’è più motivo. Utopia? Ora, il problema, secondo…

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    Benedire…in che modo?

    Quando usiamo il verbo “benedire”, la maggior parte delle volte, lo coniughiamo al congiuntivo: “Che Dio ti benedica!” Ma “benedire” non è semplicemente auspicare che qualcosa di bello accada in un futuro più o meno prossimo. Nella benedizione, per come la intendo io, le categorie della possibilità, dell’incertezza, dell’attesa – tipiche dell’augurio – vengono meno. Per questo io preferisco l’indicativo. Presente. 🙂 Non “Dio ti benedicA”, allora, ma “Dio ti benedicE”, qui ed ora. Lo so già che “dice bene” di te, così come “dice bene” di me e di tutti i Suoi figli, a prescindere dal loro comportamento. Non è un augurio, ma una constatazione. “Dire bene” corrisponde, così,…

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    L’Eterno Adesso

    Habet etiam mala fortuna levitatem; fortasse erit, fortasse non erit, interim non est; meliora propone. – Seneca, Lettere a Lucilio, Libro II Sono giorni che ripeto questa frase, in testa, bisbigliandola tra me e me, o comunicandola alle persone che, come me, hanno un estremo bisogno di positività per iniziare al meglio il nuovo anno. La ripeto continuamente per non lasciare più spazio nel cervello a pensieri come “Oh, ma tutte a me!”, “Oh, ma sempre a me!”, “Ma cacchio, mai ‘na gioia!” ecc. ecc. In sostanza: MO’ BBBASTA. La traduzione più diffusa è: “Anche la sfortuna è mutevole; forse sarà, forse non sarà, nel frattempo non è; tu spera…

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    A volte ritornano… La risata pensante e la politica dell’allegria

    Sono passati 4 mesi (quattro??!!) dal mio ultimo post. I motivi sono tanti, troppi da elencare. Fondamentalmente, c’è da dire che il mio rapporto con la scrittura è un po’ particolare: ci sono periodi in cui imbratto continuamente il taccuino con pensieri, storie, appunti e disegnini, e periodi di aridità to-ta-le; per quanto la mia mente sia in costante iper-attività, mi risulta difficile mettere per iscritto ciò che accade dentro di (ma anche intorno a) me. Pigrizia, sfiducia nel potenziale lettore, irriducibilità in forma scritta di pensieri troppo elaborati? Fate un po’ voi. Oggi torno a scrivere su questa piattaforma, nel tentativo di sintetizzare gli avvenimenti interiori e quelli “mondani”…

  • Racconti

    Utopia

    Giulia era riuscita a superare brillantemente il provino: bella presenza, simpatica e spontanea, indubbiamente la persona giusta per completare il quadro dei freaks che la Casa avrebbe ospitato. Lei, in effetti, tra tutti gli inquilini era la più “normale”, da poco laureata in Lettere e di conseguenza, prevedibilmente, disoccupata. Gli altri erano soggetti dai trascorsi più o meno impensabili: l’immancabile gay un po’ eccentrico, il seminarista in crisi vocazionale, quello che aveva sposato in seconde nozze la migliore amica della figlia, quella che si era fatta ingiustamente cinque anni di carcere per uno scambio di persona, il cultore dei tatuaggi total body, quella che aveva mollato il lavoro da cubista…

  • Libri

    I libri della mia vita – #6 “Edipo Re”, Sofocle

    A malapena, le tragedie greche – e tutte le opere del teatro antico – si leggono al Liceo Classico e, considerando il fatto che questo indirizzo scolastico viene scelto da un numero sempre più esiguo di studenti, è un vero peccato. Capolavori che meriterebbero di essere tramandati come un “possesso perenne” al pari della Storia (l’espressione fu adottata da Tucidide in riferimento alla sua opera sulla Guerra del Peloponneso), vere e proprie “scuole del sentimento” in cui ciascuno può imparare a riconoscere e decifrare i propri moti interiori, confrontandosi con semi-dèi ed eroi, immortali modelli di virtù e al tempo stesso emblemi della caducità umana. Di tragedie greche alle quali…

  • Racconti

    Fiaba (o favola?) per bambini quasi cresciuti

    Quante volte, felicemente sospesi in un sogno ad occhi aperti, o semplicemente persi nei nostri pensieri, ci ritroviamo così, col naso all’insù, a contemplare l’azzurra immensità che ci sovrasta… Il nostro volto, solitamente teso e preoccupato, senza controllo accenna un sorriso, tra il compiaciuto e il disilluso, per quella libertà che il cielo sembra prometterci e che un momento dopo ci toglie, non appena un clacson, una spallata sull’autobus, il telefono che squilla, ci costringono a ridirezionare il naso, e così lo sguardo, verso terra, verso ciò che è più alla nostra portata e che sa davvero poco di libertà… Un gioco. Lo facevo sempre da bambina, guardando il cielo.…