Sproloqui

Esperimento fallito

Mi trovo su un aereo, di ritorno da un viaggio organizzato all’estero, una specie di vacanza studio come quelle a cui ho partecipato quando ero adolescente.
L’aereo è simile a quelli che vanno in America, ci sono almeno tre file di posti a tre, ma la disposizione dei sedili ricorda più quella di un cinema.
La destinazione è la Sardegna e da lì io dovrò prendere un altro volo diretto a Roma.

A un certo punto, l’aereo si posiziona perpendicolare al suolo e, con somma sorpresa di tutti i passeggeri, di fronte a noi appare l’intera sagoma dell’isola. Come se fossimo noi al comando, vediamo distintamente la Sardegna, non nelle sue fattezze naturali, bensì con tutte le località, i fiumi, i monti e le città scritte a mo’ di cartina geografica.

All’inizio siamo tutti ammirati ed eccitati. Poi il mezzo prende velocità e cominciano a sovrapporsi voci di chi dice con entusiasmo “Davvero, siamo già arrivati? Ci abbiamo messo pochissimo!” e quelle di chi sospetta un’imminente catastrofe: “Non è possibile che avanziamo in questa posizione e così velocemente, ci stiamo per schiantare!”… Pochi minuti di incertezza e panico, si diffonde la paura che stia per accadere il peggio, la terra è sempre più vicina e non stiamo riprendendo quota.

Nel frattempo, io armeggio nervosamente con la mia mascherina di stoffa, decorata con un motivo floreale verde e nero. I supporti rigidi che la tenevano ferma si sono spostati, i laccetti si sono ingarbugliati e io, nel provare a sistemarla, non faccio altro che peggiorare la situazione: la parte elastica si slabbra, le pieghe si sfaldano, i lacci si accorciano e la mascherina diventa un panno liscio con cui potrei coprirmi l’intera faccia, anziché solo naso e bocca. Per cui, in preda all’ansia per quanto di inspiegabile sta succedendo intorno a me, mi affanno anche a tenermi la mascherina con una mano, dal momento che non riesco più ad allacciarla.

Pochi secondi e l’aereo si riassesta. All’esterno, vediamo stelle, satelliti, stazioni spaziali orbitanti, però ci siamo quasi: la procedura di atterraggio si conclude con successo. La scena somiglia alla perfetta riuscita del lancio di un missile, tutti i presenti esplodono in applausi, abbracci e urla di gioia.

Mentre recuperiamo le nostre cose, mi accorgo di non avere con me il bagaglio a mano, uno zaino fuxia. Faccio mente locale mentre il battito cardiaco accelera: devo prendere l’aereo per Roma e nello zaino avevo biglietto, soldi, documenti, tutto. Le persone intorno a me manifestano a parole la loro preoccupazione, mi fanno domande per cercare di farmi ricordare dove potrei aver lasciato lo zaino ma, nel frattempo, si affrettano ad uscire e non mi danno tanta retta. Incrocio anche un amico di famiglia che, inizialmente, si dimostra più disponibile ad aiutarmi ma, poco dopo, anche lui si dilegua blaterando una scusa che non riesco a capire.

Mentre la fiumana di persone mi trascina fuori dall’aereo a mani vuote, mi viene un flash e visualizzo il momento in cui, sovrappensiero, potrei aver imbarcato il bagaglio a mano insieme alla valigia. Allora, decido di precipitarmi al recupero bagagli seguendo un gruppetto di amiche e altre ragazze che vanno nella mia stessa direzione. Gli altri passeggeri escono dall’aeroporto passando per una porticina laterale che dà sulla città, e si ricongiungono felici ai familiari e agli amici che li aspettano fuori.

Le ragazze sembrano aver preso a cuore il mio problema, cercano di tranquillizzarmi, e mi precedono in un percorso che si fa sempre più angusto: una scala a chiocciola che io salgo a fatica perché, come prima, devo continuare a reggermi la mascherina con la mano. Sento le loro voci davanti a me ma, poco dopo, mi rendo conto che hanno accelerato il passo, le vedo imboccare l’ultima rampa senza nemmeno girarsi a controllare se sono ancora con loro.

Sono rimasta indietro.
Mi ritrovo su un pianerottolo di questa lunghissima scalinata, sola e disorientata.
Si spegne la luce. Buio totale.

Mi sveglio di colpo. Saranno state le 6 di stamattina.

Ah, l’esperimento della condivisione del tè di questa settimana è fallito.
Venti like sono comunque una buona media.

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Laureata in Lettere, ideatrice del progetto If You Were Me, esperta di editoria e scrittura, soprano nel Coro Giovanile Lavinium, community manager di GigsGuide e Calciosociale Italia.

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