Arte,  Ricerca di sé(nso)

Frittelle per l’anima: nutrire la mente, curare lo spirito

We make stuff that matters.

Facciamo cose che contano: questo è il motto di SoulPancake, una community di creativi fondata dall’attore statunitense Rainn Wilson, che ho scoperto qualche anno fa grazie a un video che circolava su Facebook. Si trattava di un esperimento volto a dimostrare come, attraverso un contatto visivo di soli 4 minuti, due persone – a diversi stadi della loro conoscenza – potessero sperimentare una connessione più profonda.

In quel periodo ero nel pieno dei miei studi sull’empatia per cui, incuriosita da quel video che indirettamente ne parlava, cominciai a esplorare il canale YouTube della community trovando tanti altri contributi geniali, tra cui Heart Attack e Take a Seat, Make a Friend, tuttora i miei preferiti.

Quei mattacchioni di SoulPancake, in sostanza, si sono messi in testa di affrontare in modo originale – e qualche volta irriverente – le grandi domande della vita, sfidando le convenzioni e gli approcci più comuni ai temi esistenziali.

I contenuti prodotti dal team si presentano prevalentemente sotto forma di serie – Kid President, SoulPancake on the Street, My Last Days, Science of Happiness sono tra le più interessanti – e il loro impatto è stato talmente forte (soprattutto negli USA) da aver indotto gli autori a riunirli in un libro.
Ne è uscito fuori un concentrato esplosivo di input, un efficace programma di allenamento per la mente, che viene messa continuamente alla prova e spinta a superare i propri limiti.

Lezioni di Vita

SoulPancake – Chew On Life’s Big Questions è una specie di sussidiario – come quello che utilizzavamo alle elementari, ve lo ricordate? – pieno di immagini colorate, box esplicativi, dati, interviste, citazioni e soprattutto esercizi pensati per stimolare il lettore a rimuginare (questo il significato di chew on oltre a masticare) su molte questioni di vitale importanza che rientrano nelle seguenti aree tematiche: cervello e anima, arte e creatività, esperienze ed emozioni, amore, sesso e relazioni, vizi e virtù, introspezione, riflessione e identità, Dio e religione, scienza e tecnologia, vita, morte ed esistenza.

Nei mesi scorsi, questo libro è stato per me un ottimo compagno di viaggi interiori e attacchi creativi. Mi sono divertita a scarabocchiare appunti e disegni su alcune pagine, mentre altre sono rimaste vuote perché i ragionamenti che hanno innescato sono ancora in corso.
L’impianto giocoso dell’opera mi ha riportato al concetto di leggerezza così come la intendeva Italo Calvino – planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore – : un modo di approfondire e stimolare l’invenzione, di accedere a un luogo da cui attingere le forze per modificare la realtà.

Mi piacerebbe, allora, condividere con voi l’esito di alcune delle attività che ho svolto con SoulPancake, in cui potreste cimentarvi anche voi, se vi solletica l’idea.
Potrebbero diventare un argomento di confronto decisamente più avvincente di quelli che il mainstream ci costringe ad affrontare.
Che ne dite?

Ad ogni attività dedicherò un post specifico. Cominciamo con la prima. 🙂

Artgasmo: elenca cinque opere d’arte che stimolano il tuo tronco encefalico

Nel capitolo dedicato all’arte e alla creatività, il termine artgasm viene utilizzato in riferimento ad uno stato di super-eccitazione che deriva dalla visione di una straordinaria opera d’arte, ma anche dalla riflessione o dalla discussione che l’opera stessa induce (Urban Dictionary).

Per l’esercizio mi sono concentrata sull’arte pittorica, scrivendo di getto le prime cinque opere che mi sono venute in mente.
A posteriori, riconosco di averle scelte perché hanno un particolare legame con il mio vissuto.
L’attività, del resto, si completava proprio con la descrizione dei sentimenti che queste immagini mi suscitano.
Penso che i commenti che seguono vi diranno molto di me.

Art is the act of triggering deep memories,
of what it means to be fully human.

David Whyte


Non ricordo dove fosse allestita la mostra in cui ho ammirato questo quadro, ma visualizzo distintamente la sala in cui era esposto, da solo, con un divanetto di fronte. La maggior parte dei visitatori lo guardava camminando oppure si fermava per pochi secondi. Io, invece, mi sono seduta e sono rimasta lì ad osservarlo per almeno 15 minuti con gli occhi lucidi e un’aria trasognata.

I colori accesi, l’atmosfera allegra, la serenità sul volto dei personaggi evocano il tipo di relazione amorosa che desidero (se mai dovessero allinearsi gli astri preposti!): due mani che si stringono tra cielo e terra, un legame che non mi impedisca di volare e di esprimere la mia unicità, un ragazzo con i piedi per terra, ma al tempo stesso libero e curioso, che non pretenda di cambiarmi supponendo di fare il mio bene (pfu!).

Marc Chagall – La Promenade (1917)


Vidi quest’opera al Palazzo delle Esposizioni, in una mostra dedicata ai futuristi. Mi colpì per la forte sensualità che emanano i corpi del giovane e della sirena. La carica erotica dell’immagine, secondo me, è accresciuta dall’impossibilità di prevedere se il ragazzo riuscirà a sollevare la sirena per adagiarla sulla sua barca o se sarà lui a scivolare in acqua perché si è sporto troppo. Questa tensione per me rappresenta proprio l’essenza dell’intimità tra due persone, il contatto tra mondi diversi che vorrebbero fondersi, l’eterna lotta tra il bisogno di controllo e sicurezza e il fiducioso abbandono alla libertà inafferrabile dell’altro.

Giulio Artistide Sartorio – Sirena [Abisso verde] (1893)


Durante una delle mie passeggiate solitarie per le vie di Roma, entrai nella Chiesa di Sant’Ignazio – che non avevo mai visitato prima -, con l’idea di trascorrerci giusto cinque minuti.
Sapete quanto tempo passò prima che imboccassi l’uscita? Due ore.

Appena alzai la testa per ammirare la volta, mi sentii sopraffatta dalla bellezza e maestosità delle figure dipinte. Al centro Sant’Ignazio di Loyola e Gesù con la Croce, avvolti da una luce fulgida; tutt’intorno le allegorie dell’Europa, dell’America, dell’Africa e dell’Asia, a rappresentare fin dove si era spinta la predicazione dei gesuiti. Corpi di uomini e angeli popolano la scena, alcuni trasbordano persino al di fuori delle cornici: la visione d’insieme lascia senza parole. Insomma, in questo luogo meraviglioso la Sindrome di Stendhal mi colse in pieno.

Andrea Pozzo – Gloria di Sant’Ignazio (1691-1694)


Quanti di voi conoscono la Basilica di San’Agostino in Campo Marzio a Roma? Questa chiesa custodisce una meravigliosa opera di Caravaggio, forse meno nota di altre sparse per la città.

Il contrasto tra la grazia di Maria e la miseria dei pellegrini è stridente, ma proprio il loro accostamento “scandaloso” racchiude il senso dell’immagine. Il gioco di luci e colori mette in risalto alcuni particolari significativi: da una parte il blu vivido della veste di Maria e l’eleganza della sua posa mentre tiene in braccio un Gesù bambino paffutello; dall’altra, in primo piano, il didietro e i piedi sporchi dei due anziani.

Questo quadro mi fa ripensare ad un barbone che ho visto in autobus la settimana scorsa. Anche lui era sporco e malandato, e la cosa che più mi ha colpito era la sua ostinazione a coprirsi il volto con una cartellina. Un impatto del genere con la povertà, dopo mesi di lontananza da Roma, mi ha spiazzato.
I pellegrini del quadro rivolgono al bambino e alla madre uno sguardo pieno di speranza, certi di essere accolti dalla loro tenerezza. Quel signore, invece, seduto per terra e rannicchiato su se stesso, forse provava vergogna all’idea che qualcuno potesse vedere il suo volto. A distanza di tempo, ancora mi chiedo se sarei stata capace di guardarlo negli occhi come Maria e Gesù guardano questi due vecchietti.

Caravaggio – Madonna dei Pellegrini (1604-1606)


L’ultimo giorno del mio viaggio a Vienna, due anni fa, andai allo Schloss Belvedere, dove è esposto il famoso Bacio di Gustav Klimt. Naturalmente tutti i visitatori, me compresa, erano proiettati a quella visione. Effettivamente l’impatto fu emozionante: i colori scintillanti e le forme ipnotiche con cui sono rappresentati i due amanti suscitano grande meraviglia.

Ma l’immagine che, letteralmente, mi bucò il cuore è questa. Il quadro si trovava su una parete insieme a tanti altri, piuttosto in alto rispetto alla visuale più comoda. Eppure gli occhi penetranti di quel Cristo mi catturarono.
Il suo volto esausto, segnato dalle lacrime, mi riportò ai momenti della mia vita in cui ero stata anch’io canzonata o presa di mira dalla cattiveria altrui (trovo molto efficace che, nel dipinto, la malignità sia stata resa attraverso le smorfie buffe degli altri tre personaggi). Mi sentii piccola e impotente e, al tempo stesso, compresa e amata. Fu come se, dalla bocca semiaperta di quel ragazzo sentissi uscire una flebile voce a cui non potevo restare indifferente: una richiesta di aiuto ma anche una parola di conforto che, in qualche modo, contribuì a sciogliere il mio rancore.

Karel Škréta – Verspottung Christi (1654)

Se vi è piaciuto questo esperimento, perché non provate anche voi a stilare una top 5 delle opere a cui siete emotivamente più legati? Se vi va, potete condividerla nei commenti.

In che modo pensate che l’arte possa dialogare con la vostra anima?

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Laureata in Lettere, ideatrice del progetto If You Were Me, esperta di editoria e scrittura, soprano nel Coro Giovanile Lavinium, community manager di GigsGuide e Calciosociale Italia.

Un commento

  • Maurizio Papa

    Bellissimoooo! Allora ci provo:

    1) Giudizio Universale di Michelangelo.
    2) Colazione sull’erba. Manet
    3) Trionfo della Divina Provvidenza – Pietro da Cortona
    4) La Madonna Dei Palafrenieri – Caravaggio
    5) Apollo e Dafne – Bernini

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