Letture Illuminanti,  Ricerca di sé(nso)

Il sentiero si fa camminando

È vano sedersi per scrivere

se non ci si è mai alzati per vivere.

Henry David Thoreau, Journal

La settimana scorsa vi ho raccontato della bizzarra sfida creativa che, per dieci giorni, mi ha visto impegnata nel realizzare oggetti di vario tipo utilizzando solo i materiali presenti sulla mia scrivania.
Nel descrivere la mia postazione, ho citato anche una frase a me molto cara, che qui riporto in italiano:

Viandante, non esiste un sentiero:
Il sentiero si fa camminando.

Antonio Machado

In effetti, facendo un bilancio di questa curiosa attività, mi sono resa conto di quanto in essa fosse sacrificata la componente dinamica dell’atto creativo.
Se, da un lato, trovavo stimolante l’idea di allenare la fantasia ottimizzando un’esigua quantità di risorse all’interno di uno spazio statico e circoscritto, dall’altro sentivo l’esigenza di fornire al pensiero un campo d’azione più ampio.
La frase di Machado stava lì a ricordarmi che, prima o poi, mi sarei dovuta alzare.
Prima o poi dovevo uscire. E così ho fatto.

Nonostante da un po’ tempo i miei spostamenti siano limitati da ben note cause di forza maggiore, ogni giorno mi ritaglio almeno 40 minuti per fare una passeggiata. Il più delle volte percorro le vie intorno a casa mia: un tragitto a zig zag inesorabile e ripetitivo durante il quale, però, mi esercito a guardare tutto ciò che mi circonda con occhi curiosi.
E la mia mente, oltre che il mio fisico, ne trae beneficio, soprattutto in termini di produttività e inventiva.

Passeggiate solitarie

Mi è sempre piaciuto camminare da sola.
Di base, quando so di poter raggiungere un luogo a piedi e ho abbastanza tempo a disposizione, mi fido più delle mie gambe che di qualsiasi altro mezzo di trasporto.
Questo vale soprattutto quando visito posti nuovi o sento il bisogno di appropriarmi in modo diverso di spazi già noti.
Ricordo, ad esempio, una passeggiata bellissima che feci a Roma un pomeriggio di due anni fa.
Partita dal Gianicolo, in un paio d’ore di cammino raggiunsi la Stazione Termini, passando per il Vaticano, Corso Vittorio Emanuele, Campo de’ Fiori, il Ghetto, Piazza Venezia e il Rione Monti.
Luoghi visti dall’autobus o dalla macchina centinaia di volte, eppure mai così apprezzati come in quel lasso di tempo sospeso in cui il mio incedere seguiva quello del Sole prossimo al tramonto.

E che dire delle passeggiate in mezzo alla natura? Che sia nei boschi o in riva al mare, adoro quel senso di meraviglia che mi pervade quando percepisco attraverso tutti i miei sensi di essere “parte di un’immensa vita”.
Se dovessi mostrarvi i miei itinerari del cuore, sceglierei quello che dal Parco della Caffarella porta fino alla Chiesa del Quo Vadis e prosegue nel Parco dell’Appia Antica, ma anche quelli più intimi e meditativi sulle spiagge della mia città.

È uno dei segreti del camminare: un lento avvicinamento ai paesaggi che li rende pian piano familiari. È come la frequentazione regolare che accresce l’amicizia. Così, un profilo di montagna che si tiene con sé tutto il giorno, che s’intravede sotto luci diverse e si precisa, si articola. Quando si cammina, nulla si muove. […] Camminando, niente si sposta davvero: casomai, è la presenza che s’insedia lentamente nel nostro corpo. Camminando, non siamo tanto noi ad avvicinarci quanto le cose lontane che premono sempre di più nel nostro corpo.
Il paesaggio è una mole di sapori, di colori, di odori, in cui il corpo è in infusione.

Frédéric Gros, Andare a piedi – Filosofia del camminare

Filosofia del camminare

Non avevo mai riflettuto così tanto sulla bellezza e l’importanza del camminare come in questi ultimi giorni in cui ho letto il libro di Frédéric Gros Andare a piedi: un viaggio alla scoperta delle molteplici sfaccettature di un atto così comune da essere spesso dato per scontato.
L’autore esplora le dimensioni della libertà, della solitudine, del silenzio, dell’eternità, dell’energia, del benessere, della semplicità e della ripetizione legate al cammino, raccontando le storie di illustri pedoni conosciuti per ben altri meriti piuttosto che per questa comune inclinazione: Nietzsche, Rimbaud, Rousseau, Thoreau, Nerval, Kant e Gandhi.

Sapevate, ad esempio, che Nietzsche passeggiava fino a otto ore al giorno e che riusciva a riconoscere i libri scritti stando a sedere, davanti al calamaio, col capo curvo sulla carta rispetto a quelli composti camminando? Non si fidava dei pensieri che non fossero “nati all’aria aperta e in movimento”.
Il sedere di pietra – diceva – è il vero peccato contro lo spirito santo“.

Vi consiglio questa lettura per la profondità delle riflessioni, la ricchezza del linguaggio e la curiosità degli aneddoti. Vi verrà voglia di alzarvi e leggerlo mentre camminate. Ma attenti a non perdere l’equilibrio! 😀

“Non si fa niente camminando, si cammina e basta. Ma non aver altro da fare che camminare permette di ritrovare il puro sentimento di essere, di riscoprire la semplice gioia di esistere.”

Frédéric Gros, Andare a piedi – Filosofia del camminare

E voi?
Siete di quelli che prendono la macchina anche per coprire brevi distanze?
Oppure vi piace perdervi a piedi tra vicoli e sentieri?

Raccontatemelo nei commenti!

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Laureata in Lettere, ideatrice del progetto If You Were Me, esperta di editoria e scrittura, soprano nel Coro Giovanile Lavinium, community manager di GigsGuide e Calciosociale Italia.

Un commento

  • Robert Sanasi

    “Niente alle mie spalle, tutto davanti a me. Come sempre, sulla strada” – Jack Kerouac

    Anche se lui e i suoi compari se la facevano più in macchina ad alte velocità 😀 comunque Kerouac è il mio autore preferito, colui che, a 23 anni o giù di lì, mi avviò alla scrittura 🙂

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