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Mini diario del mio Triduo Pasquale #3

Veglia del Sabato Santo: la benedizione del fuoco e l’ingresso del cero pasquale nella chiesa buia

La notte di Pasqua è una notte speciale, talmente bella che, secondo me, anche un non credente dovrebbe viverla, almeno una volta nella vita.

Nel campo adiacente alla mia chiesa, tante persone si radunano intorno ad un grande falò scoppiettante, simbolo di Cristo che, risorgendo dalla morte, ha vinto le tenebre.
Il celebrante benedice il fuoco nuovo e accende il cero pasquale, dopo aver inciso i simboli che lo decorano: la croce, l’alfa e l’omega, e l’anno in corso.

Le persone più vicine al cero vi attingono per accendere le loro candele e con esse passano la luce agli altri fedeli.
In quei momenti, mi piace osservare i volti che man mano si illuminano, gli occhi e i sorrisi ricolmi di speranza. E quando incrocio lo sguardo dei miei familiari e degli amici so che, anche senza parlare, ci stiamo dicendo: “Ti voglio bene“.

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Poi, preceduti dal cero pasquale, tutti ci avviamo in processione fino alla porta della chiesa, che è totalmente immersa nell’oscurità. Qui il celebrante solleva il cero e lo mostra all’assemblea, mentre canta “Cristo luce del mondo“. Avanzando verso l’altare, per altre due volte ripete queste parole con un tono di voce sempre più alto, e i fedeli che seguono rispondono “Rendiamo grazie a Dio“.

L’inizio della Veglia di Pasqua mi emoziona sempre. Quella fiamma piccola e tenace che sfida il buio mi dà un conforto e una gioia incontenibili. Mi ricorda che anche io posso essere fonte di luce, se mi lascio illuminare dalla Luce vera.
Mi invita a cercare la luce nelle persone che incontro e negli eventi che fatico a capire.

La Pasqua, metafora di vita

Ogni anno, all’inizio della Quaresima, mi ripeto: “Questa volta la vivrò bene, pregherò, mi asterrò dalle cose inutili e dannose, sarò più presente e aperta al servizio”… e via con tanti altri buoni propositi che poi, in parte, disattendo.

Quando arrivo alla Domenica delle Palme, mi sento sempre un po’ in difetto rispetto alle tante cose di me che, in quaranta giorni, avrei potuto migliorare. Poi, però, penso a quei tre discepoli che, pur avendo seguito il Maestro per tre anni e avendo visto la sua gloria sul Tabor, non furono capaci di vegliare con Lui nel Getsemani, lasciandosi vincere dal sonno. E quasi mi conforta riconoscermi in questa dinamica.

In fondo, i riti della Settimana Santa ci ricordano che Gesù è venuto nel mondo proprio per abbracciare questa debolezza, per colmare con la Sua presenza la nostra incostanza e seminare la Verità nella nostra incoerenza.
Per questo, possiamo vivere ogni giorno l’esperienza della Pasqua, se accettiamo di attraversare insieme a Cristo le nostre morti, fidandoci del Suo amore che non si stanca mai di richiamarci alla vita.

Buona Pasqua, Amici!

Leggi la riflessione dell’altro ieri, Giovedì Santo.

Leggi la riflessione di ieri, Venerdì Santo.

Photo by Zac Cain on Unsplash

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Laureata in Lettere, ideatrice del progetto If You Were Me, esperta di editoria e scrittura, soprano nel Coro Giovanile Lavinium, community manager di GigsGuide e Calciosociale Italia.

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