Ricerca di sé(nso)

Mini diario del mio Triduo Pasquale #1

Oggi inizia il Triduo Pasquale, culmine dell’anno liturgico per i Cristiani.
La Chiesa rivive la Passione, la Morte e la Risurrezione di Gesù attraverso celebrazioni intense e cariche di significato.

L’anno scorso, con un po’ di malinconia, ci siamo dovuti adeguare alla modalità virtuale per assistere ai riti pasquali. Quest’anno, finalmente, possiamo tornare a riunirci nelle nostre chiese ma, a causa delle disposizioni anti-Covid, le liturgie tradizionali subiranno alcune modifiche.

Già domenica scorsa, ad esempio, i rami di ulivo e le palme sono stati benedetti direttamente in chiesa e non abbiamo potuto rievocare l’ingresso di Gesù a Gerusalemme con la consueta processione. Personalmente, ho vissuto questa rinuncia con un velo di tristezza, aggrappandomi al ricordo di quando, negli anni passati, in mezzo alla folla che agitava i rami, intravedevo il celebrante vestito di rosso camminare verso l’altare. Nel sovrapporre quell’immagine all’episodio raccontato nei Vangeli, mi pervadeva sempre un profondo senso di commozione .

Memoria e vita

Ho sempre amato i riti della Settimana Santa perché ogni gesto che li caratterizza porta con sé un significato riconducibile al vissuto di ogni persona, tanto da poterne essere considerato, al tempo stesso, metafora e chiave di lettura. Crescendo, mi sono resa conto di quanto fossi fortunata a poter partecipare ad ognuna di queste celebrazioni, rispetto a chi, per ignoranza – tanti non sanno che la Pasqua cristiana dura 3 giorni! – o altro impedimento, assisteva soltanto alla messa della Domenica.

Così, proprio per cercare di colmare eventuali lacune e sopperire alle parziali rinunce che dobbiamo fare quest’anno per celebrare la Pasqua in sicurezza, ho pensato di raccontare in questo mini diario i momenti di ciascuna celebrazione a cui sono più legata, spiegandovi come li vivo e cosa significano per me.

Avrete modo, se vorrete, di leggere o ascoltare tante meditazioni sulla Passione, Morte e Risurrezione di Gesù.
Qui vorrei fare un’operazione diversa. Mi piacerebbe ricalcare la semplicità delle storie che io, per prima, ho ascoltato dai miei genitori, quando mi descrivevano le usanze dei loro paesi legate a particolari ricorrenze religiose. Sono convinta che un patrimonio come questo, oggi più che mai, debba essere trasmesso soprattutto ai più giovani che, già solo a causa dell’alienazione prodotta dalla didattica a distanza, rischiano di perdere il volto umano delle loro radici.

I momenti sarebbero tanti, ma ho scelto di approfondirne soltanto uno al giorno, con la speranza di suscitare in voi il desiderio di scoprirli e sperimentarli di persona quando sarà di nuovo possibile, insieme a tutto il resto.

Giovedì Santo: La Lavanda dei piedi

Durante la cosiddetta Messa In Coena Domini, dopo l’omelia il celebrante sveste i paramenti per cingersi di un grembiule, imitando quanto fece Gesù nell’Ultima Cena. Accompagnato da un ministrante munito di brocca e catino, il sacerdote scende dal presbiterio e, inginocchiandosi, lava i piedi a dodici persone scelte all’interno della comunità.

Giovedì Santo, Lavanda dei piedi

Poco dopo l’inizio di questo rito, nella mia parrocchia avviene una cosa per me straordinaria: gruppetti di bambini si avvicinano e si sporgono dalle prime file per assistere alla scena. Dalla postazione che occupo nel coro, mentre suono e canto “Vi do un comandamento nuovo“, osservo di traverso i loro volti stupiti e incuriositi… e il cuore mi si riempie di tenerezza.

Magari sono attirati dalla stranezza di quel gesto così insolito e di cui, probabilmente, non comprendono a pieno il significato. Ma la loro reazione rispecchia in parte quella che Gesù si aspettava dai suoi amici, quando scelse questo modo per mostrare loro l’essenza del servizio. Sapeva che lì per lì non lo avrebbero capito e, anzi, ne sarebbero stati scandalizzati, ma in quell’atto umile e pieno di amore, insegnò loro come si accoglie l’altro nella sua fragilità.

Penso sia bellissimo lasciare che i piccoli si approprino di quello spazio e far sì che rientrino nel campo visivo degli adulti rimasti dietro.
Lasciate che i bambini vengano a me“, diceva Gesù, e forse la loro presenza vicino a Lui durante la Lavanda dei piedi serve proprio a ricordarci la responsabilità che abbiamo nei loro confronti: mostrare, attraverso le nostre azioni, come si fa a servire.

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Laureata in Lettere, ideatrice del progetto If You Were Me, esperta di editoria e scrittura, soprano nel Coro Giovanile Lavinium, community manager di GigsGuide e Calciosociale Italia.

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