Music Tips

Ritorno all’essenziale

Maria Sara’s Music Tips #3

Terzo appuntamento con i consigli musicali tratti dalle mie esplorazioni su GigsGuide.
Questa settimana proseguo sulla scia della musica strumentale che vi ho proposto nel precedente articolo, parlandovi di tre artisti che ascolto prevalentemente mentre lavoro al computer.
Negli ultimi tempi, in effetti, prediligo questo genere di accompagnamento soprattutto per le mie sessioni creative. Mentre butto giù nuove idee ho bisogno di calma e concentrazione e se ascoltassi delle canzoni, rischierei di distrarmi inseguendo il senso dei testi o le caratteristiche vocali dell’artista di turno. Questa musica, invece, si conforma al flusso dei pensieri e ne potenzia la libera espressione, anche quando mi cattura e sembra trasportarmi altrove.

Joep Beving

Pianista e compositore olandese, la sua carriera – iniziata relativamente tardi, a 38 anni – dimostra che è impossibile ignorare la forza della propria vocazione, anche quando le circostanze esterne vorrebbero scoraggiarla.
Lui stesso ha definito il suo approccio minimal alla scrittura come una “musica semplice per emozioni complesse”.

Nel 2019, Joep ha pubblicato l’album “Henosis”, il terzo capitolo di una trilogia composta da “Solipsism” e “Prehension”. In quest’opera, l’artista porta a termine un viaggio spirituale e filosofico alla ricerca “della realtà ultima e del vuoto della mente”, di ciò che è veramente essenziale al di là delle percezioni immediate e superficiali.
La copertina del disco raffigura due persone che illuminano con una fiaccola una scala rivolta verso il cielo, al centro di un recinto circondato da altre scale che vi si appoggiano. Credo che questa immagine rispecchi molto bene ciò che esprime la musica: una ritrovata unità tra il sé e il cosmo, dopo un iniziale senso di alienazione e smarrimento.
Vi propongo un brano di questo disco che mi piace particolarmente, perché trasmette un senso di calma che mi rasserena quando mi sento un po’ scomposta.

Kazuya Sato

Devo la scoperta di questo giovane artista giapponese al mio fratellone Francesco, music lover dai gusti ricercati nonché CEO di GigsGuide. Kazuya Sato suona uno strumento tradizionale chiamato shinobue, un flauto di bambù ampiamente utilizzato nelle arti teatrali del Nō e del Kabuki. La sua musica affonda le radici nel repertorio classico giapponese, ma dialoga in modo originale con le sonorità più moderne degli strumenti occidentali, a cominciare dal pianoforte.

L’aspetto comico del mio rapporto con questo musicista è la frustrante impossibilità di comprendere i titoli dei suoi brani o le frasi che scrive sui social, ma mi conforta l’essere riuscita a riconoscere almeno una melodia tra quelle da lui rielaborate: la bellissima “Sakura”, che ho avuto il privilegio di cantare in versione corale nel 2012 a Torino, durante la manifestazione Europa Cantat.

Se siete attratti dalla cultura giapponese e volete immergervi nell’atmosfera magica evocata dal suono delicato del shinobue, non potete perdervi il concerto che Kazuya Sato farà il prossimo 3 aprile ai piedi del tempio buddista Honpō-ji di Kyoto. Il live sarà trasmesso in diretta, per noi alle 9:30 del mattino: un suggestivo risveglio e un’occasione per ammirare, almeno virtualmente, l’affascinante fioritura dei ciliegi.

New Tide Orquesta

La terza proposta non è un artista singolo bensì uno dei più apprezzati ensemble nel panorama musicale svedese. Il gruppo suona principalmente le opere del compositore Per Störby Jutbring e si è fatto conoscere in tutto il mondo in circa 20 anni di attività (prima con il nome New Tango Orquesta). Il loro stile mi ha subito intrigato per la sua originalità: un mix di musica da camera, minimalismo, barocco, improvvisazione e un frequente richiamo al new tango.

L’album più recente risale al 2016 e si intitola “Spirits: Nursery Rhymes”. Il brano che vi segnalo fa parte di questo lavoro e mi piace per il procedimento di accumulo che lo caratterizza: brevi melodie, eseguite all’inizio da pochi strumenti, si intrecciano ad altre che man mano si aggiungono, dando sempre più movimento e respiro alla composizione, per poi lasciare solo il pianoforte a produrre suoni apparentemente disordinati, assimilabili a delle parole dette sotto voce.


Spero che il tris di oggi vi sia piaciuto, fatemi sapere che ne pensate!

Ah, la piantina di zucca di cui vi ho parlato la scorsa settimana si è ripresa!
La bellezza può essere fragile, ma è anche tenace!!

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Laureata in Lettere, ideatrice del progetto If You Were Me, esperta di editoria e scrittura, soprano nel Coro Giovanile Lavinium, community manager di GigsGuide e Calciosociale Italia.

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