Music Tips

Chiudi gli occhi e guarda

Maria Sara’s Music Tips #2

Cari amici, amanti della musica, ben trovati!
Eccoci arrivati alla seconda puntata della rubrica dedicata agli artisti gajardi che ho scoperto grazie a GigsGuide.
Nell’articolo di esordio, vi ho parlato di tre fantastici cantanti/strumentisti che spaziano tra il jazz, il blues, il soul e l’r&b. Oggi, invece, vi propongo un po’ di musica strumentale che mi piace ascoltare nei momenti di relax e di riflessione, ma anche mentre scrivo.
State cercando un sottofondo che vi aiuti a concentrarvi mentre studiate o lavorate? Una colonna sonora fiabesca per accompagnare una bella passeggiata? O un’atmosfera onirica che vi liberi per un po’ dal peso dei cattivi pensieri?
Il tris di oggi potrebbe fare al caso vostro. 😉

Ólafur Arnalds

Poliedrico artista islandese, il suo stile sperimentale abbraccia l’elettronica, l’ambient e l’atmospheric pop.
Associo le sue composizioni all’immagine di una chiave che, girando lentamente nella toppa, apre la porta della mia interiorità. La musica di Ólafur ha un che di misterioso e al tempo stesso familiare, mi concilia l’introspezione e contribuisce a dissipare l’inquietudine. L’intreccio tra il pianoforte e gli altri strumenti favorisce in me un profondo senso di calma, proprio perché le armonie procedono delicatamente e senza strappi.
Qui vi propongo il suo ultimo singolo, ma vi consiglio di ascoltare anche i brani cantati dagli artisti con cui ha collaborato. Da coro-dipendente quale sono, vi suggerisco l’arrangiamento di “Momentary“, eseguito dai Voces8.

GoGo Penguin

Melodie minimal al pianoforte, linee di basso decise, ritmi che ipnotizzano, in un crescendo di energia che quasi stordisce: quando ascolto questo trio inglese mi va tipo in pappa il cervello. Ma è una sensazione piacevole! Il mio amico Paolo, che di musica se ne intende, li ha visti dal vivo e mi ha confermato che tecnicamente sono bravissimi e che la loro produzione è davvero interessante. “L’uso delle ripetizioni annebbia un po’ la mente”, dice lui (e io concordo) ma, in effetti, rientra nel genere elettronico che riprendono, rielaborandolo in modo molto originale.
Il brano che vi segnalo è il primo che ho ascoltato e risale al 2014. Da allora, i tre giovanotti sono parecchio maturati, arrivando a registrare il loro ultimo EP nei famosi Abbey Road Studios di Londra.

Dreamers’ Circus

Questo trio danese/svedese mi ha attirato prima di tutto per il nome: Circo dei Sognatori. Poi, essendo appassionata di musica tradizionale irlandese, ho sentito subito una certa affinità con il loro stile: un mix di nordic folk, musica da camera e jazz, frutto dei variegati background dei componenti della band. La descrizione che essi stessi fanno del loro processo creativo rispecchia perfettamente le sensazioni che provo quando li ascolto: Quando suoniamo cerchiamo di sbloccare l’immaginazione e permettere alla mente di vagare in un luogo dove si schiudono storie. Pensate ai colori vividi che associamo ai ricordi d’infanzia del circo. Ricordate la magia di quando, da bambini, entravate nel tendone, il modo in cui tutti i vostri sensi erano coinvolti. L’eccitazione e la lieve trepidazione che accompagnavano il vostro passaggio dalla luce del giorno al buio. Il nome della band non è casuale: la musica dei Dreamers’ Circus esprime la ricerca di un luogo di libertà, in cui l’immaginazione possa giocare e ci sia spazio per i sogni.

Che ne pensate?
Questa musica potrebbe adattarsi anche ad altre situazioni della vostra vita quotidiana? Fatemi sapere quali!

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Laureata in Lettere, ideatrice del progetto If You Were Me, esperta di editoria e scrittura, soprano nel Coro Giovanile Lavinium, community manager di GigsGuide e Calciosociale Italia.

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