Letture Illuminanti,  Ricerca di sé(nso)

Quando la vena creativa si ostruisce: 7 consigli per favorire un buon flusso di idee

Lunedì mattina, nel dormiveglia, ho fatto un sogno musicale.
Un amico si presentava da me con un violino e una chitarra, invitandomi a suonarli.
Io, un po’ perplessa, prendevo per primo il violino, dapprima impugnando l’archetto al rovescio. Poi, rigirandolo a dovere, provavo a produrre qualche suono. Con mia grande sorpresa, riuscivo a far vibrare piacevolmente tutte le corde, nonostante allo strumento mancasse la parte finale del manico, quella dove ci sono le chiavi per accordarlo.
Poi passavo alla chitarra, a me più familiare, e con quella, d’istinto, suonavo e cantavo una canzone a me molto cara: “Il seme”, di Claudio Chieffo. La performance risultava tutto sommato soddisfacente, nonostante mi fossi accorta che la corda del MI basso, pur essendo ben tesa, era spezzata nella parte più vicina alla cassa.

Sogni o bisogni?

Cosa avrà voluto dirmi il mio subconscio proponendomi queste immagini? Alla luce di ciò che sto vivendo in questi giorni, provo a dirvi cosa ci ho visto io.

Il violino è uno strumento a me totalmente estraneo, per cui potrebbe rappresentare il mio desiderio di acquisire conoscenze in ambiti nuovi o affini a quelli che già frequento. Lo stupore che provavo nel riuscire a produrre dei suoni gradevoli potrebbe evocare il senso di soddisfazione che mi pervade quando perseguo un obiettivo che sembrava lontano dalla mia portata, a maggior ragione quando supero ostacoli o riesco ad arrangiarmi non avendo a disposizione gli aiuti che mi potrebbero servire (il manico privo dei piroli).

Quanto alla chitarra, che nel sogno imbracciavo con più spavalderia, potrebbe rappresentare le competenze che padroneggio meglio ma il cui esercizio ancora non si traduce in risultati degni di nota, a causa di un qualche difetto o mancanza (la corda ben tesa ma spezzata che inficia l’esecuzione del brano).

Infine, la canzone di Chieffo è la colonna sonora che, senza ombra di dubbio, dà senso a tutta la scena.
“Il seme”, infatti, racconta l’impazienza di chi, coltivando i propri doni, vorrebbe vedere subito i risultati e fa fatica ad entrare nella dimensione dell’attesa operosa, pretendendo di avere il totale controllo del proprio itinerario di vita.

Ma il Signore ha messo il seme
nella terra del mio giardino,
il Signore ha messo il seme
all’inizio del mio cammino.

Io vorrei che fiorisse il seme,
io vorrei che nascesse il fiore,
ma il tempo del germoglio
lo conosce il mio Signore.

Il seme, Claudio Chieffo


Toh! Colpita e affondata.
O forse, salvata da Morfeo appena prima di soccombere. 🙂

Siamo quello che ci raccontiamo…

A distanza di qualche giorno, ringrazio questo sogno per aver contribuito a dissipare il malumore che mi portavo dietro dalla mattina precedente, causato da uno scoraggiante bombardamento notturno di pensieri negativi, a tema senso di inadeguatezza e auto-sabotaggio. Boom!

Vi riporto giusto un campione dei messaggi che il mio top dog – la vocina interiore che si diverte a demolirci in base ai “dovresti” imposti dalla società – mi aveva propinato:

  • Resterò da sola per il resto della mia vita
  • Non guadagnerò abbastanza soldi per condurre un vita serena
  • Non sarò mai sufficientemente autonoma per poter vivere da sola
  • Le idee che mi vengono sono già state sviluppate da altri meglio di quanto potrei fare io
  • Persone più giovani o miei coetanei hanno raggiunto traguardi professionali e personali di cui sono invidiosa.

…Allora raccontiamoci cose belle!

Riportando alla realtà questi alti e bassi onirici, devo ammettere che il mio subconscio ha lavorato egregiamente nel rielaborare le informazioni e gli stimoli di cui, ultimamente, la mia mente va in cerca.

Nel più felice caso di serendipità che potessi desiderare, proprio lunedì mi sono imbattuta in un podcast su Spotify dal titolo “Creative Pep Talk“. Il conduttore, Andy J. Pizza, è un illustratore pieno di brio che condivide esperienze e buone pratiche legate al mondo della creatività. Il primo episodio che ho ascoltato si intitola “The 6 Step Process to Unlock Powerful Creative Business Momentum“, un concentrato di energia e consigli pratici, tra cui quello di iscriversi alla piattaforma Skillshare, che sono subito andata ad esplorare.

Qui ho cominciato a seguire alcuni corsi che mi incuriosivano nelle sezioni “Creative Writing”, “Music” e “Freelancing and Entrepreneurship”. Immergendomi in una nuova sessione di apprendimento come quella che avevo intrapreso su LinkedIn due mesi fa, ho acquisito nuovi strumenti per costruire a piccoli passi una carriera creativa.
Ad esempio, seguendo il corso “Unlocking Your Potential and Boost your Creative Confidence”, tenuto dalla scrittrice Emma Gannon, ho sperimentato alcune tecniche utili proprio per gestire l’auto-sabotaggio e le critiche interiori.

Da Skillshare sono approdata al libro di Emma “The Multi-Hyphen Life“, subito entrato nella top list dei miei prossimi acquisti, e al suo podcast “Crtl Alt Delete“. Da qui, tramite un’intervista alla cantautrice e imprenditrice musicale Cathy Heller, ho scoperto il podcast “Don’t Keep Your Day Job” e l’omonimo libro, anche lui finito nella top list!

7 Consigli per cambiare narrazione

Riconoscendo i benefici che ho tratto da queste esperienze, mi convinco sempre di più dell’importanza di condividere ciò che ho imparato, soprattutto quando si tratta di idee che possono ispirare e incoraggiare altre persone più o meno “impantanate”.

Vi lascio, quindi, un piccolo vademecum con i consigli secondo me più validi che ho raccolto in questi giorni da podcast, corsi e letture. Spero possano tornare utili anche a voi!

  1. Nell’arco di una giornata, provate a monitorare gli alti e i bassi emotivi legati alle vostre azioni o agli input che incidono sulla vostra autostima e produttività.
    In quali momenti siete più energici e creativi? Quali circostanze vi irretiscono? Se, ad esempio, scrollando il feed di Instagram vi imbattete in contenuti che vi inducono a fare paragoni o vi smontano, abbiate il coraggio di smettere di seguire i relativi account o nascondeteli per un po’, a favore di altri i cui post vi mettono di buon umore e vi arricchiscono.
  2. Nutrite il vostro “gusto”. Il noto dà sicurezza, ma vi espone al rischio di essere ripetitivi e noiosi. Esplorate ambiti nuovi, ascoltate altra musica, leggete altri libri, conversate con altre persone. Scoprirete relazioni sorprendenti tra mondi che reputavate incompatibili e magari vi accorgerete di avere attitudini impensate.
  3. Se tendete a rimandare operazioni che ritenete lunghe e faticose, provate a scomporle in compiti più piccoli e semplici. Datevi una scadenza per svolgere ogni micro-task. Così dedicherete un tempo ragionevole ad ogni azione e raggiungerete l’obiettivo senza apprensione.
  4. Se siete dei perfezionisti, provate a forzare la vostra ansia da prestazione sottoponendo ad amici e/o colleghi un progetto a cui state lavorando, anche se incompleto. Fate tesoro delle opinioni altrui per correggere il tiro o per rassicurarvi della validità dell’idea, laddove pensavate di aver toppato.
  5. Tenete un diario dei complimenti che ricevete e sfogliatelo ogni volta che vi sentite dei falliti. Confrontatevi più spesso con le persone che vi stimano e prendete nota dei motivi per cui lo fanno.
  6. L’obiettivo è creare ogni giorno, non essere originali” (Rich Armstrong). Che sia per lavoro o per diletto, allenate quotidianamente il pensiero laterale: saltate “fuori dalla scatola”, uscite dalla “strada battuta”, create realtà diverse, anche solo mentalmente.
    Questo è il principio su cui si fonda, ad esempio, un “100 Day Project” come quello che ho intrapreso martedì e che vi racconterò più in là.
  7. Cercate di essere autentici, non originali”. Diretta conseguenza del consiglio precedente. Se pensate che ogni vostra iniziativa creativa sia inutile perché ci ha già pensato qualcun altro, ricordatevi che una qualche forma di imitazione è inevitabile, visto che attingiamo tutti allo stesso patrimonio culturale e antropologico.
    Cos’è che fa la differenza, allora? Voi, la vostra unicità, il vostro vissuto, la realtà e la necessità di ciò che solo voi potete dire, perché vi appartiene.
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Laureata in Lettere, ideatrice del progetto If You Were Me, esperta di editoria e scrittura, soprano nel Coro Giovanile Lavinium, community manager di GigsGuide e Calciosociale Italia.

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