Musica

“Il corso della vita è sommerso dal canto”

Da quindici anni a questa parte, il mese di Dicembre per me è sempre stato scandito dai concerti di Natale con il Coro Lavinium.
I primi mesi di ogni nuova stagione corale erano dedicati alla preparazione del repertorio e all’organizzazione di tanti appuntamenti, il più importante dei quali era la rassegna “Note di Natale alla Chiesa degli Artisti” che, ad ogni edizione, è cresciuta per quantità di cori e qualità della musica.

Ricordo la curiosità e la meraviglia che provavamo studiando i brani nuovi e l’impegno con cui cercavamo di rinnovare i nostri “classici”.

Ricordo le dosi massicce di zenzero, curcuma e miele, che consumavamo per combattere i malanni di stagione e preservare la voce.

Ricordo i piani che escogitavamo per non morire di freddo, le doppie calze, i maglioni di lana sotto al vestito e… ultimi arrivati, i cuscinetti auto-riscaldanti nelle decolleté.

Ricordo i brividi e la tensione che incriccavano le prime note del primo brano di ogni concerto.

Ricordo gli sguardi d’intesa con il nostro maestro, per ripassare mentalmente i suoi consigli prima di ogni attacco.

Ricordo le risate trattenute con gli amici, mentre cantavamo brani collegati a episodi per noi esilaranti.

Ricordo i sorrisi raggianti quando sentivamo l’armonia fluire tra di noi, quando dopo tutta la fatica dello studio riuscivamo a restituire solo la bellezza della musica.

Ricordo la mia voce rotta dalla commozione quando, a noi cantori, si univa anche il pubblico per intonare Astro del Ciel.

Ricordo gli occhi lucidi delle persone che, a fine concerto, venivano a ringraziarci per le emozioni che avevamo suscitato in loro.

In quindici anni di coro è successo solo una volta, ma c’è stato anche il momento in cui rimasi completamente afona e fui costretta ad assistere ad un nostro concerto dalla parte del pubblico.
Fu un’esperienza stranissima. Da una parte, mi sentivo triste e frustrata, esclusa da una “festa di famiglia”, a cui mi faceva malissimo dover rinunciare.
Dall’altra, pur continuando a cantare almeno in labiale, ebbi il privilegio di ascoltare e vedere il mio coro come lo ascoltava e vedeva il pubblico, e capii ancora di più quanto ero fortunata a farne parte.

Questo Natale senza il mio coro e senza concerti mi sembra impensabile.
Ma farò tesoro di questo silenzio per ritrovare dentro di me le note più belle, in attesa di poterle condividere di nuovo con tutte quelle persone che, come me, hanno accolto la stupenda missione di portare Bellezza nel mondo attraverso il canto.

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Laureata in Lettere, ideatrice del progetto If You Were Me, esperta di editoria e scrittura, soprano nel Coro Giovanile Lavinium, community manager di GigsGuide e Calciosociale Italia.

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